Manovra, Juncker: da Italia non possiamo accettare tutto
Manovra, Juncker: da Italia non possiamo accettare tutto
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Manovra, Juncker: da Italia non possiamo accettare tutto

Jean-Claude Juncker

Jean-Claude Juncker avverte che la Commissione europea non accetterà tutto quanto inserito in manovra perché riceverebbe insulti dagli altri Paesi UE.

Dopo l’invio a Bruxelles del Documento programmatico di bilancio 2019, Jean-Claude Juncker lancia un monito all’Italia. “Non possiamo concedere troppa flessibilità e accettare tutto quello che il governo italiano propone” chiarisce il presidente della Commissione europea. Pronta la replica di Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Juncker contro il bilancio italiano

“Il governo italiano intende riprendere il percorso di riduzione del deficit per il pareggio di bilancio dal 2022 in avanti. Se il Pil Reale e la disoccupazione, in termini di unità di lavoro, ritornano a livelli pre-crisi prima del 2021, l’aggiustamento strutturale del Bilancio può essere accelerato” si legge nel Documento programmatico di bilancio 2019, approvato dal Consiglio dei Ministri e inviato nelle scorse ore a Bruxelles.

Nel documento viene evidenziato lo scostamento di 1,6 punti tra il deficit programmatico fissato al 2,4% nel 2019 rispetto allo 0,8% della legge di stabilità. Il deficit a politiche invariate toccherebbe invece l’1,2% con un divario dello 0,4 punti.

Anche per questo Jean-Claude Juncker ha ammesso che i conti pubblici italiani provocano “molta preoccupazione” nell’Eurozona. “Se accettassimo tutto quello che il governo italiano propone, avremmo delle controreazioni virulente in altri Paesi della zona euro” chiarisce in un’intervista rilasciata ai media italiani.

Il presidente della Commissione europea precisa che se si accettassero dei “dérapages”, degli sbandamenti, rispetto alle regole di bilancio UE “alcuni Paesi ci coprirebbero di ingiurie e invettive con l’accusa di essere troppo flessibili con l’Italia”. Juncker chiarisce quindi che è buona norma per “il governo che arriva il rispetto della parola data” dai predecessori. “Non commento le misure particolari che fanno esplodere il deficit dell’Italia – spiega ancora – Quello che mi interessa non sono le misure, alcune delle quali mi parrebbero simpatiche. Io come Commissione guardo solo i saldi di bilancio che escono dalle misure che sono adottate dal governo italiano”.

Di Maio: Juncker si rivolti fino a maggio

“Tutto quello che è contenuto nella manovra è necessario per gli italiani ed è esattamente il contrario di quello che hanno fatto gli altri governi che hanno pensato solo ai privilegi di pochi, soliti, noti. E’ quello che hanno chiesto i cittadini con il voto e che noi, da Paese sovrano, stiamo realizzando” puntualizza su Facebook Luigi Di Maio, replicando al presidente della Commissione europea.

“Juncker oggi dice che l’Eurozona si rivolterà contro tutto questo per mantenere lo status quo che ha causato solo povertà e disoccupazione crescente. A nome di chi parla? Dei vari ministri, del presidente dell’Eurogruppo, del suo partito che l’altro ieri ha fatto il minimo storico alle elezioni in Lussemburgo? – domanda – Juncker faccia nomi e cognomi di chi davvero prende le decisioni all’interno dell’Unione Europea“.

“Non ci si può attaccare a vincoli ad personam, decidendo in modo scientifico di attaccare un Paese sovrano solo perché quel governo non è simpatico a lui e all’élite di cui fa parte. Noi andiamo avanti con le misure chieste dal popolo” assicura. “Juncker continui pure a rivoltarsi, – conclude – gli rimane tempo ancora fino a maggio”. Il riferimento di Di Maio è alle prossime elezioni europee.

Salvini: se ne faccia una ragione

“La manovra italiana è passata, Juncker se ne faccia una ragione e si beva un caffè” afferma invece il leader della Lega Matteo Salvini. “Gli sbandamenti sono arrivati in questi anni dall’Europa, che ha portato precarietà e insicurezza in un intero continente. – sostiene – Un’Italia che cresce è interesse di tutti – conclude il vicepremier – tranne forse che di Juncker, e di pochi altri che ci vorrebbero Paese di conquista, campo profughi o nazione deindustrializzata, si rassegnino. Gli italiani hanno tirato su la testa, ognuno decide a casa sua”.

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