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Mes, cos’è e come funziona il “fondo salva Stati”

Una limitazione delle libertà dei Paesi membri o una boccata d'ossigeno per i Paesi in difficoltà? Cos'è il Mes.

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Il Mes, il cosiddetto Fondo Salva Stati, è un meccanismo burocratico che in questi giorni sta facendo largamente discutere. C’è infatti una netta divisione tra chi lo considera una limitazione delle libertà degli Stati membri dell’Eurozona e chi invece lo reputa una boccata d’ossigeno per i Paesi a rischio. Ma cos’è effettivamente il Meccanismo Europeo di Stabilità?

Mes, cos’è e come funziona

Il Mes nasce come un’organizzazione intergovernativa nel 2012 e si pone lo scopo di aiutare gli stati europei in difficoltà economica. Viene considerato una sorta di fondo cassa dove i ricchi mettono di più e i poveri di meno, ma a cui chiunque può attingere in caso di problemi. Tuttavia, non è così semplice come appare: il Mes ha infatti una dotazione di 80 miliardi di euro, dei quali il 27% arriva dalla Germania.

Quest’ultima, tuttavia, con ogni probabilità, non userà mai questi risparmi e quindi si ritrova a dettare le regole per gli altri.

Chi può accedere

Anche accedere al fondo salva Stati non è affatto semplice: per attingere al fondo, infatti, è necessario sottoscrivere una serie di condizioni. È necessario accettare la sorveglianza di un comitato costituito da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale che dovrà verificare la realizzazione di riforme e cambiamenti imposti dall’Europa tra le quali figurano il taglio della spesa pubblica, l’aumento delle tasse, nuove leggi sul lavoro, nazionalizzazione o privatizzazione di alcuni enti. Al momento del Mes hanno usufruito la Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda.


La riforma del Mes

In questo periodo ciò che sta facendo ampiamente discutere è la cosiddetta riforma del Mes.

Tale riforma porterebbe infatti in due direzioni opposte. I paesi ricchi chiedono dal canto loro maggiori garanzie sui prestiti mentre le nazioni più povere, o potenzialmente tali, chiedono che la mano dell’Europa stia lontana dalla sovranità popolare. Ciò a cui si sta cercando di arrivare è quindi una riforma il più possibile equa per tutti: nella versione definitiva la richiesta dei paesi più poveri sono stati accolti, a patto però che i paesi che accedono al Mes rispettino i parametri di Maastricht. Introdotto poi il cosiddetto backstop, per il Fondo di risoluzione unico, ovvero un fondo finanziato dalle banche europee ideato per aiutare istituti finanziari in difficoltà. La terza modifica, infine, è quella che cerca di ristrutturare il debito pubblico dei paesi che chiedono aiuto al Mes.

Nata in provincia di Lodi, classe 1995, è laureata in "Scienze Umanistiche per la Comunicazione" all’Università Statale di Milano. Collabora con Notizie.it.


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Antonella Ferrari

Nata in provincia di Lodi, classe 1995, è laureata in "Scienze Umanistiche per la Comunicazione" all’Università Statale di Milano. Collabora con Notizie.it.

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