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Primo Maggio a Torino: tensioni davanti all'ex Askatasuna e bilanci della giornata

Primo Maggio a Torino: tensioni davanti all'ex Askatasuna e bilanci della giornata

Un corteo che ha attraversato Torino tra manifestazioni, scontri davanti a corso Regina Margherita e appelli su salari, sicurezza e diritti

La mattinata del Primo Maggio a Torino ha alternato momenti di festa e rivendicazione sociale a fasi di forte tensione. Il corteo, cui hanno partecipato migliaia di persone, si è mosso lungo il Po e ha fatto tappa in piazza Castello, ma uno spezzone si è staccato dirigendosi verso corso Regina Margherita 47, l’edificio che ospitava il centro sociale Askatasuna e che fu sgomberato lo scorso 18 dicembre.

Quella che doveva essere una giornata di memoria e di richieste per il lavoro dignitoso è così diventata anche un banco di prova per l’ordine pubblico e il dibattito politico.

Gli episodi di scontro hanno visto gruppi di antagonisti confrontarsi con le forze dell’ordine: lanci di bottiglie, uso di bombolette spray e colpi contro gli scudi della polizia hanno portato a una reazione di contenimento con cariche, spruzzi d’idrante e lanci di lacrimogeni.

Dopo circa un’ora la situazione è tornata sotto controllo e il corteo ha ripreso il proprio percorso verso i giardini dove erano previste iniziative conviviali e riflessioni sindacali. L’evento ha però lasciato un segno nel dibattito pubblico, con richieste di chiarimenti sulle responsabilità e sull’utilizzo degli spazi pubblici.

Le dinamiche degli scontri

Secondo i partecipanti allo spezzone autonomo, formato da oltre mille persone tra militanti del centro sociale, movimenti No Tav, collettivi studenteschi e comitati di quartiere, l’avvicinamento a corso Regina Margherita voleva essere una forma di protesta contro lo sgombero.

Dal lato opposto, le forze dell’ordine hanno descritto azioni aggressive come l’attacco agli scudi e il tentativo ripetuto di forzare il cordone. In prima fila, alcuni manifestanti portavano bastoni e aste di bandiera: gesti che hanno alimentato la tensione e giustificato l’intervento di contenimento, mentre i manifestanti denunciavano la perdita di uno spazio di socialità e di servizio al quartiere.

Il comportamento degli antagonisti

Lo spezzone che si è separato dal corteo principale ha motivato la scelta con parole d’ordine contro le «ingiustizie» e in difesa di uno spazio civile ritenuto sottratto alla comunità. L’accento posto su Askatasuna è stato ribadito al microfono da vari esponenti che hanno parlato di una «ferita che sanguina» e della volontà di non lasciare il tema nell’oblio. A livello operativo, i manifestanti hanno cercato di aprire cancelli e raggiungere il giardino retrostante, scatenando così la reazione dei reparti mobili e l’uso di mezzi idraulici e mezzi antisommossa.

Le misure di ordine pubblico

La risposta delle forze dell’ordine è stata caratterizzata da una serie di manovre di contenimento: il dispositivo ha impiegato scudi, idranti e lacrimogeni per impedire l’accesso all’edificio e per preservare l’incolumità pubblica. Le autorità hanno sottolineato la difficoltà di bilanciare il diritto di manifestare con la tutela della sicurezza, mentre alcuni residenti e testimoni hanno raccontato scene concitate e momenti di forte spavento. Dopo l’acme degli scontri la calma è tornata e la manifestazione si è ricomposta per concludere le tappe previste.

Reazioni politiche e istituzionali

Gli episodi hanno generato una pioggia di commenti da parte dei leader politici e delle istituzioni. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha messo in evidenza la contrapposizione tra «criminali e lavoratori», mentre il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha parlato di un «attacco allo Stato» che ha oltraggiato la giornata. La ministra per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati, ha affermato che gli eventi non hanno nulla a che vedere con la Festa dei Lavoratori, e il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha chiesto condanne nette verso gli episodi violenti, distinguendo la maggioranza pacifica dei partecipanti dalle frange violente.

Dichiarazioni sindacali

Dal palco dei sindacati a Marghera il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha usato la giornata per rilanciare le battaglie sul salario e sulla qualità del lavoro. Landini ha criticato il decreto lavoro, sostenendo che non introduce benefici concreti per i salari e denunciando la diffusione dei cosiddetti contratti pirata. La proposta lanciata è stata quella di rafforzare la rappresentanza sindacale e di rendere l’Intelligenza Artificiale e le nuove tecnologie oggetto di contrattazione collettiva, per evitare che i processi digitali penalizzino i lavoratori.

Posizioni dei partiti

Oltre alle critiche alla violenza, sono arrivate richieste politiche concrete: la parlamentare M5S e ex sindaca Chiara Appendino ha invitato a non strumentalizzare gli episodi per oscurare la partecipazione popolare, mentre deputati di Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno chiesto misure per affidare lo stabile a «realtà serie» e impedire nuove provocazioni. Il senatore Roberto Rosso e la vice-capogruppo Augusta Montaruli hanno chiesto bandi e assegnazioni immediate per sanare la questione dello stabile.

Momenti istituzionali e riflessioni sul lavoro

La giornata ha incluso anche momenti istituzionali: presso la Direzione generale dell’INAIL si è svolta la cerimonia in memoria delle vittime del lavoro, con la deposizione di una corona davanti al bassorilievo di Vincenzo Vela, restaurato dagli allievi dell’Istituto Restauro Roma tra marzo e aprile. Il presidente INAIL e il direttore generale hanno ricordato le famiglie delle vittime e ribadito l’importanza della prevenzione. L’ANMIL ha richiamato l’attenzione sui dati sugli infortuni, citando gli open data INAIL di febbraio 2026, e ha chiesto un piano per contrastare le morti bianche e migliorare le tutele.

Infine il Presidente del CNEL, Renato Brunetta, ha utilizzato l’occasione per porre la questione dell’Intelligenza Artificiale nel quadro del lavoro futuro, invitando a un nuovo patto sociale che ponga la tecnologia al servizio della qualità del lavoro e non del profitto a breve termine. Anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha rivolto un pensiero speciale al personale scolastico, sottolineando il ruolo della scuola nella formazione al valore del lavoro. Il bilancio della giornata rimane quindi duplice: tra rivendicazioni, memoria delle vittime e un confronto acceso su regole e spazi per la partecipazione civile.