> > Processo per l'omicidio di Fabio Colapietro: imputati in custodia

Processo per l'omicidio di Fabio Colapietro: imputati in custodia

Processo per l'omicidio di Fabio Colapietro: imputati in custodia

Scopri i dettagli del caso Colapietro, i tre arresti e le contraddizioni emerse durante gli interrogatori

Il delitto di Fabio Colapietro, 39enne di Chivasso, ha scosso la periferia nord di Torino. Il corpo è stato smembrato e nascosto in sacchi neri nella casa che la docente Nicole Formichetti aveva affittato per uso personale. La vicenda è culminata in una serie di interrogatori di garanzia effettuati presso i carceri Lorusso e Cotugno, dove sono state posti in custodia cautelare tre soggetti legati al fatto.

Interrogatori di garanzia a Lorusso e Cotugno

Durante le udienze davanti al gip le autorità hanno convalidato i fermi di Christian Matheus De Oliveira Morando, Nicole Formichetti e Keith Butig, mantenendo ciascuno di loro in casa di reclusione. La decisione è stata motivata dall’assenza di pericolo di fuga, ma gli indizi raccolti sono risultati sufficienti per giustificare la misura cautelare.

La Procura ha richiesto ulteriori chiarimenti, soprattutto in merito al ruolo della docente nella conservazione del corpo.

Le versioni di Christian Morando, Nicole Formichetti e Keith Butig

Dichiarazioni di Christian Morando

Il 26enne, di origine brasiliana, ha dichiarato di aver ucciso Colapietro «involontariamente» durante una rissa scaturita da un presunto furto di 50 euro.

Secondo il suo legale, Morando era in uno stato di confusione prodotto da un “assunzione di droghe da giorni”. Ha ammesso di aver strangolato la vittima, ma non ricorda se abbia cinto il collo con il braccio. Ha riferito di aver tentato la rianimazione con respirazione bocca a bocca e massaggi cardiaci per circa due ore, senza successo.

Ruolo della docente Nicole Formichetti

La professoressa di italiano, 47enne originaria di Rieti, è stata accusa di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. I suoi legali hanno spiegato che Formichetti non ha risposto al gip perché, secondo loro, «non era in grado di farlo». La Procura valuterà, in collaborazione con l’ufficio competente, la possibilità di un nuovo interrogatorio quando la donna sarà ritenuta capace di fornire una dichiarazione. Testimoni affermano che Formichetti non si sarebbe mai vista da quando ha iniziato l’attività didattica.

Coinvolgimento di Keith Butig

Keith Butig, conosciuta anche con il nome di Sara e affetta da transessualità, è stata imputata per aver acquistato i sacchi neri usati a occultare i resti. Il suo legale ha sostenuto che la giovane non ha partecipato al omicidio ma era consapevole della festa e ha contribuito solo nella fase di pulizia. Butig ha dichiarato: «ero in un’altra stanza, ho comprato i sacchi perché mi è stato chiesto, ma non ho assistito alla violenza». La sua condizione è stata descritta come «fragile», in parte per lo stato psicologico post-evento.

Secondo la ricostruzione dell’avvocato Wilmer Perga, la serata è iniziata il 20 settembre con un consumo massiccio di sostanze: MDPHP crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis e superalcolici. Il festino è durato due notti, durante le quali i presenti hanno consumato droghe senza interruzione. L’arrivo di Colapietro ha innescato una discussione per un presunto furto di denaro, scatenando la violenza che ha portato alla sua morte.

Dopo aver accertato il decesso, i presenti avrebbero acquistato materiale per nascondere il corpo: telo, sacchi neri, candeggina, guanti, coltello e cemento. Il piano, secondo le testimonianze, prevedeva il sezionamento del cadavere e la successiva dispersione dei resti in un fiume. La mattina seguente, Morando ha contattato la madre, confidandole la gravità dei fatti; la donna ha tentato di convincerlo a chiamare la polizia ma è stato il figlio stesso a farlo, telefonando al 112 e denunciando l’accaduto.

La madre di Morando ha sottolineato che il figlio era in uno stato di agitazione estrema, piangeva e manifestava segni di disperazione. Il giovane ha chiesto di essere ricoverato in una struttura sanitaria, poiché era già in cura presso il SERD e viveva temporaneamente in strada. La Procura, dopo aver valutato tutti gli elementi, ha disposto la custodia cautelare per i tre imputati, rimandando la sentenza finale alla successiva comparizione in giudizio.

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