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Puigdemont dal Belgio dichiara di essere pronto per le elezioni, ma l’Europa deve reagire

Puigdemont Belgio, il presidente dichiara di essere già pronto per le elezioni, ma pretende che l'Europa reagisca alle ultime accuse rivoltegli.

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Carles Puigdemont, lo Stato spagnolo chiede l’incriminazione

Puigdemont Belgio, il presidente dichiara di essere già pronto per le elezioni, ma pretende che l’Europa reagisca alle ultime accuse rivoltegli. Il presidente della Generalitat catalana si è recato a Bruxelles. Puigdemont assicura che il suo gesto non sta a rappresentare una fuga ma bensì un modo per far smuovere l’Europa.

Se gli fosse garantito un processo “giusto” Puigdemont tornerebbe in Spagna. Ma al momento in Belgio ha una cosa importante da fare. Ha voluto portare la questione catalana direttamente nel cuore dell’Europa nella speranza che qualcuno venga in suo aiuto.

Puigdemont Belgio

Il presidente della Generalitat della Catalogna, in queste ultime ore, si è recato in Belgio. Puigdemont ha deciso di reggiungere Bruxelles con l’intento di smuovere gli animi dell’Europa.

Il presidente catalano ha infatti ricevuto un’incriminazione da parte del governo centrale. E’ stato definitivamente destituito sotto indicazione del premier spagnolo Mariano Rajoy. Appena dopo l’incriminazione è arrivata la notizia che il presidente catalano si trovava a Bruxelles. Si pensa che sia arrivato in Belgio per incontrare alcuni esponenti nazionalisti fiamminghi. Proprio durante la giornata di ieri il ministro belga Theo Francken ha offerto a Puigdemont asilo politico in Belgio.

Il deputato indipendentista Lluis Llach dichiara che il presidente Puigdemont si trova ufficialmente in esilio in Belgio. Questo gesto sta a significare una vera e propria denuncia nei confronti dello Stato spagnolo. E lo fa davanti alle maggiori istituzioni europee ed internazionali.

Incriminazione Puigdemont

L’incriminazione nei confronti di Puigdemont arriva direttamente dal generale spagnolo José Manuel Maza. Il generale ha chiesto che il presidente catalano, ormai destituito con a suo carico l’accusa di ribellione, sedizione e malversazione, venga definitivamente incriminato.

Non è l’unico a pagare, infatti anche i ministri del suo governo hanno fatto la stessa fine con l’accusa di aver permesso la dichiarazione d’indipendenza. In tutto sono 14 i membri del Governo catalano che sono finiti nel mirino di Madrid senza escludere anche sei parlamentari. I giudici hanno dato l’autorizzazione alle autorità di polizia spagnole che vengano arrestati immediatamente. Gli imputati al momento rischiano dai 15 ai 30 anni di carcere. Al momento il presidente destituito non dichiara niente sulla sua condizione da incriminato. Dichiara soltanto che, con il suo viaggio, ha voluto garantire l’assenza di scontri e di violenza. Se lo Stato spagnolo ha deciso di portare avanti la sua lotta con la violenza allora sarà una scelta confinata a Madrid.

Puigdemont non molla

Dopo tutte le incirminazioni che ha ricevuto l’ex presidente della Catalogna decide di non mollare. E’ una sfida aperta e all’ultimo sangue con il premier Mariano Rajoy. Il premier ha annunciato le elezioni per il prossimo 21 dicembre. Ma Puigdemont non ha paura. E’ pronto per affrontare queste elezioni con la massima positività ed energia. Anche se per adesso l’Europa è ancora ufficialmente schierata con il governo centrale spagnolo, Puigdemont non molla. Chiede infatti a cuore aperto che la comunità europea reagisca perchè secondo lui la causa catalana mette in discussione alcuni dei valori principali su cui si basa l’Europa. Ci tiene anche a precisare che la sua non è una fuga anche se una parte dell’esecutivo di Barcellona continuerà a svolgere il suo lavoro direttamente da Bruxelles. Puigdemont, ha dichiarato, che tornerà in Catalogna a svolgere il suo lavoro di sempre solamente se gli verrà assicurato un processo “giusto”. Ma l’ex presidente catalano ha suoi più sentiti dubbi sulla questione.

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