Le rapine sono una delle attività delinquenziali più comuni nell’universo criminale ma queste si differenziano per il bottino che i criminali hanno nel mirino e per l’organizzazione che mettono affinché il colpo vada a segno senza intoppi, richiedono meticolosità e strumenti iper-professionali per sfuggire alle forze dell’ordine.
Indagini partite da attività di spaccio
I Carabinieri di Venezia assieme ai colleghi di Chioggia, San Donà di Piave e Conegliano, con l’aiuto dell’unità cinofila di Torreglia e Aviano erano a caccia di un giro di spaccio di droga, in particolare cocaina tra Padova e Treviso.
Nel mezzo di questa indagine hanno poi scoperto l’idea criminale del gruppo a cui evidentemente lo spaccio non bastava più e cercavano un modo di fare più soldi in minor tempo.
E uno di questi è naturalmente derivante dal compiere le rapine ed in particolare in ambiti dove il bottino è ricco e facilmente commerciabile in modo da avere contanti in pochissimo tempo.
Blitz nelle abitazioni, in programma rapine alle gioiellerie
I Carabinieri hanno fatto blitz nelle abitazioni degli indagati, quattro persone, 3 italiani rispettivamente di 53, 56 e 59 anni e un cittadino straniero di 61 anni.
All’interno delle abitazioni hanno trovato passamontagna, maschere, jammer, disturbatori di frequenze, rilevatori di microspie e munizioni calibro 12 e 16, strumenti di clonazione di chiavi di automobili e per l’accensione forzata dei veicoli, in breve un vero e proprio arsenale per colpire.
Come riporta VeneziaToday anche appunti su gioiellerie e orafi in varie regioni d’Italia ma soprattutto la planimetria di un’azienda portavalori in provincia di Padova, di cui avrebbero dovuto attaccare il caveau nel mese di ottobre.
Il 53enne è stato arrestato per aver violato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, ora è ai domiciliari in attesa del processo direttissimo. Gli altri 3 sono stati denunciati a piede libero.
