Copernicus e il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) hanno registrato un periodo giugno-luglio 2026 eccezionale per caldo e incendi in Europa occidentale, con effetti rilevanti su Francia, Spagna, Inghilterra e Irlanda. Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2026.
Il dato ha assunto rilevanza per l’ampiezza delle anomalie termiche e per le conseguenze sulla disponibilità idrica e sull’attività degli incendi, con implicazioni economiche e sanitarie su scala continentale.
Dati climatici principali e confronto storico
Il periodo giugno-luglio 2026 ha mostrato una temperatura media combinata di 21,62 gradi in Europa occidentale, superiore di 2,79 gradi rispetto alla media storica e ha stabilito un nuovo record per la regione. A livello globale, luglio 2026 è risultato il secondo luglio più caldo nel set di dati ERA5, con una temperatura media dell’aria superficiale di 16,90 gradi, superiore di 0,67 gradi alla media 1991-2026 e di 1,47 gradi rispetto al periodo preindustriale 1850-1900.
In Europa la temperatura media mensile ha raggiunto 20,49 gradi, collocando luglio 2026 come l’undicesimo mese di luglio più caldo mai registrato per il continente. I differenziali termici sono stati particolarmente marcati tra l’Europa occidentale e altre aree: Francia, Spagna, Inghilterra e Irlanda hanno sperimentato valori molto superiori alla media, mentre l’Europa orientale e la Scandinavia hanno registrato valori sotto la media.
Oceani, ondate di calore marine e El Niño
La temperatura superficiale media degli oceani extrapolari nel luglio 2026 ha toccato 20,96 gradi, il valore più alto registrato per quel mese, superando il precedente record del 2026. Nel Pacifico tropicale sono state osservate temperature eccezionali correlate a condizioni di El Niño che si prevede si rafforzeranno nei mesi successivi.
Le temperature del mare lungo la costa atlantica europea e nel Mediterraneo occidentale hanno raggiunto livelli record, con diffuse ondate di calore marine di intensità forte o grave che hanno contribuito ad aggravare la siccità e a favorire l’attività incendiaria sulle aree costiere e interne.
Siccità, fiumi in secca e impatti sugli ecosistemi
Le condizioni di siccità emerse a maggio e giugno si sono protratte e intensificate in luglio, con deficit eccezionali di precipitazioni e umidità del suolo in vaste aree della Francia, Spagna, parti della Germania e del Regno Unito. I livelli di umidità superficiale del suolo sono risultati significativamente inferiori rispetto all’ultima estate vasta e siccitosa del 2026, accentuando stress idrico per agricoltura ed ecosistemi.
Le portate fluviali sono scese ben sotto la media, con il Senna, il Reno e il Danubio particolarmente colpiti; le basse portate hanno aumentato la pressione sull’approvvigionamento idrico, sull’irrigazione, sul trasporto fluviale e sulla produzione di energia.
Incendi boschivi, fumo e qualità dell’aria
Il caldo e la siccità hanno favorito un’attività di incendi senza precedenti nell’Europa occidentale sia per superficie bruciata sia per emissioni. Gli incendi hanno emesso grandi quantità di fumo che sono state immesse a quote elevate nell’atmosfera, permettendo la propagazione su distanze maggiori e incidendo sulla qualità dell’aria anche in aree lontane dai fronti di fuoco.
Laurence Rouil, direttrice del Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus (CAMS), ha evidenziato che i cambiamenti climatici stanno creando condizioni più frequenti favorevoli a incendi di grandi dimensioni e ad alta intensità, estendendo la stagione degli incendi verso nord.
Bilancio economico, umanitario e ambientale
Le stime preliminari suggeriscono un costo economico complessivo che potrebbe raggiungere i 180 miliardi di euro, equivalente a circa l’1% del PIL dell’Unione Europea. La Francia è risultata particolarmente colpita, con danni stimati tra i 10 e i 15 miliardi di euro, pari allo 0,5% del PIL francese.
Un’analisi del settore assicurativo e studi finanziari indicano impatti rilevanti su agricoltura, energia e trasporti: la riduzione dei raccolti e l’aumento dei prezzi alimentari pesano per circa lo 0,15% del PIL, mentre le limitazioni nella produzione energetica e i disservizi nei trasporti aggiungono costi ulteriori. L’effetto sulla produttività del lavoro è sensibile, con cali stimati dalla perdita di ore lavorate in ambiente caldo.
Dati su mortalità e superfici incendiate
Durante l’ondata di caldo di giugno si sono stimate circa 20.400 morti legate alle alte temperature in Francia, Germania, Spagna e Italia. Per l’intera estate si stima un bilancio umano che arriva a circa 25.000 decessi attribuibili al caldo estremo; attribuire un valore economico agli anni di vita persi porta a una forbice di costi stimata tra 1,5 e 7 miliardi di euro.
Gli incendi boschivi hanno bruciato oltre 490.000 ettari nell’Unione Europea, a fronte di una media ventennale di 197.000 ettari, con conseguente perdita di servizi ecosistemici valutata tra 100 milioni e 4,6 miliardi di euro.
Distribuzione territoriale e anomalie locali
La Spagna ha registrato il luglio più secco dall’inizio delle rilevazioni del 1961, mentre in vaste aree dell’Inghilterra metà del territorio si è trovato in condizioni di siccità. Non tutta l’Europa è stata secca: precipitazioni superiori alla media sono state osservate negli Stati baltici, in Finlandia, nell’entroterra della Turchia, in Grecia, nell’Ucraina orientale e in ampie zone della Russia occidentale, con inondazioni localizzate e danni.
Il ghiaccio marino ha mostrato valori particolarmente bassi: l’estensione artica nel luglio 2026 è stata la sesta più bassa mai registrata per il mese, con ridotta copertura nel Mare di Barents intorno alle Svalbard e alla Terra di Francesco Giuseppe; l’antartico si è classificato al quinto posto tra i più bassi per un mese di luglio.
Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’ECMWF, ha segnalato che luglio 2026 è stato il terzo mese consecutivo di caldo eccezionale nell’Europa occidentale, dovuto a sistemi persistenti di alta pressione che hanno intrappolato il calore nella regione.
Le autorità e i servizi di monitoraggio continuano a seguire l’evoluzione delle condizioni atmosferiche e degli incendi, aggiornando i rilievi e le stime economiche man mano che emergono nuovi dati.
