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Referendum Catalogna, portavoce Ue: ‘violenza non è mai risposta giusta’

La Commissione Europea interviene in seguito al referendum della Catalogna; il portavoce dell'UE Schinas: "L'uso delle violenza è sempre sbagliato"

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Referendum Catalogna, portavoce Ue: 'violenza non è mai risposta giusta'

Margaritis Schinas, portavoce della Commissione Europea ha risposto in modo chiaro alle domande dei giornalisti in conferenza stampa: “La violenza – ha dichiarato la Schinas – non può essere uno strumento in politica“. La portavoce chiarisce la posizione dell’Unione Europea sugli episodi di violenza che si sono verificati ieri in Catalogna, nel corso delle votazioni per il referendum sull’indipendenza locale. Schinas, rispondendo alle domande dei giornalisti che gli chiedevano se fosse giusto il referendum ha commentato: “Questa è una questione interna alla Spagna. Come tale – continua – deve essere gestita all’interno della nazione in base alla Costituzione vigente nello Stato“.

I risultati del referendum: il ‘Si’ ha ottenuto il 90% dei voti, ma l’affluenza è bassa

I dati relativi al referendum della Catalogna sono stati resi pubblici da Jordi Turull, portavoce del governo locale. Alle elezioni ha partecipato il 42% degli elettori, pari a 2,2 milioni di elettori.

Il ‘Si’ ha ottenuto il 90%, mentre solo il 7,8% della popolazione ha scelto il ‘No’. Secondo alcuni dati del governo della Catalogna, senza le repressioni della Polizia spagnola sarebbe andato alle urne il 10% in più della popolazione.

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha dichiarato incostituzionale il referendum della Catalogna. Mentre il governo spagnolo, per voce del presidente Carlos Puigdemont ha definito come “una pagina vergognosa” la giornata di ieri in Catalogna. “I cittadini catalani – ha continuao Puidgemont – si sono guadagnati il diritto all’indipendenza“. Il premier ha quindi lanciato un appello all’Europa affinchè intervenga nella situazione spagnola.

Nei prossimi giorni il risultato sarà trasmesso al Parlamento spagnolo

Il governo catalano ha quindi comunicato alla stampa che nei prossimi giorni trasferirà i risultati del referendum al governo spagnolo.

La speranza per il popolo catalano è che il governo accetti quanto stabilito dal referendum, applicando la legge prevista dalla Costituzione.

Anche il calciatore catalano Gerard Piquè a favore degli indipendetisti

Se le mie idee o la mia origine è un problema, sono pronto a ritirarmi dalla Nazionale spagnola prima dell’inizio del Mondiale“. A dirlo è il calciatore Gerard Piquè, catalano. Il giovane ha preso posizione, in lacrime, a favore dell’indipendenza della Catalogna. Il difensore del Barcellona, che ieri ha disputato la partita a porte chiuse per evitare ulteriori tafferugli, ha sottolineato le origini indipendenti della sua nazione, aggiungendo che “quando in Spagna non si votata, vigeva il regime franchista“.

Piquè ricostruisce la storia della lotta catalana, sottolineando che “non siamo una minoranza, siamo milioni” e smentendo quando viene affermato dai media spagnoli e dal governo centrale.

Piquè, inoltre, si batte per il diritto di voto, che deve essere rispetto e non oppresso. “La Guardia Civil – ha specificato Piquè al termine della partita al Camp Nou – oggi ha impedito il voto. Siamo in democrazia e questo non deve accadere. Io sono – ha concluso con orgoglio il difensore blue grana – orgoglioso della Catalogna. In due anni non abbiamo mai fatto un gesto di violenza“.


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