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Rider in agitazione a Napoli: Glovo bloccata per due giorni

Rider in agitazione a Napoli: Glovo bloccata per due giorni

A Napoli i rider proclamano stato di agitazione e fermano le consegne per due giorni, denunciando una perdita di reddito legata a cambiamenti algoritmici e criticità emerse nell'inchiesta su Foodinho.

Una mobilitazione dei ciclisti e dei motociclisti impegnati nelle consegne a domicilio sta colpendo la città: Ugl Rider ha dichiarato lo stato di agitazione a Napoli e ha convocato due giornate di astensione dal lavoro, fissate per il 11 aprile e il 12 aprile dalle ore 12 alle 23. L’iniziativa produrrà un blocco significativo delle operazioni della piattaforma Glovo nelle aree interessate, con un impatto immediato sui servizi di delivery.

Secondo il sindacato, l’azione è la conseguenza del mancato riscontro da parte dell’azienda alle richieste dei lavoratori, in particolare sulle condizioni salariali e sulla trasparenza del sistema algoritmico. A rendere più tesi i rapporti è stata la recente riorganizzazione del meccanismo che assegna le corse, ritenuta penalizzante per i professionisti del settore.

Le ragioni alla base della protesta

Dietro lo sciopero c’è una serie di motivazioni concrete: i rider denunciano una perdita di opportunità e di guadagno conseguente a una rimodulazione delle logiche di assegnazione degli ordini da parte dell’algoritmo di piattaforma. Ugl Rider sostiene che, anziché aumentare le entrate, le modifiche abbiano determinato una riduzione degli introiti, rendendo più incerta la pianificazione delle giornate lavorative. In questo contesto il termine sistema algoritmico indica l’insieme delle regole automatizzate che decidono priorità, percorso e remunerazione delle consegne.

Le richieste dei lavoratori

I rappresentanti dei rider chiedono interventi mirati: maggiore chiarezza sulle regole di assegnazione, garanzie retributive minime e misure che tutelino chi svolge la professione in modo continuativo. Gianluca Mancini, segretario nazionale di Ugl Rider, ha evidenziato come le trattative aziendali non abbiano prodotto risposte soddisfacenti e che lo sciopero sia lo strumento scelto per ottenere un confronto reale. Stato di agitazione qui significa la sospensione temporanea del servizio fino a quando le parti non riprendono il confronto.

Effetti pratici delle modifiche algoritmiche

Le variazioni nel funzionamento dell’algoritmo possono tradursi in meno proposte ricevute da ogni rider, una maggiore variabilità nei compensi e difficoltà nel raggiungere soglie minime di reddito. Per molti addetti alle consegne, la prevedibilità è essenziale: se il numero di corse diminuisce o se il calcolo delle tariffe cambia, il risultato è una flessione dei guadagni orari e giornalieri. Questo meccanismo spiega in parte la decisione di scioperare per attirare attenzione sulle ricadute economiche e sociali.

L’inchiesta su Foodinho e i rilievi giudiziari

Parallelamente alla protesta, permangono le criticità emerse nell’indagine giudiziaria che ha coinvolto Foodinho, società del gruppo Glovo. All’inizio di febbraio i carabinieri del nucleo tutela lavoro, su delega del pm Paolo Storari, hanno eseguito un provvedimento di controllo giudiziario nei confronti dell’azienda nell’ambito di accertamenti per ipotesi di caporalato. L’attività investigativa ha analizzato campioni retributivi e condizioni operative dei lavoratori impiegati nelle consegne.

Risultati dell’analisi retributiva

Dai rilievi emerge che una quota consistente di ciclofattorini percepisce remunerazioni molto basse: il 75% del campione è risultato sottosoglia di povertà, con uno scostamento medio di circa 5.000 euro lordi annui rispetto a livelli ritenuti adeguati. Inoltre, rispetto ai parametri previsti dai contratti collettivi nazionali, l’87,5% del campione è risultato sottopagato, con differenze massime che possono arrivare fino a 12.000 euro annui.

Le conclusioni dell’autorità giudiziaria e le possibili conseguenze

Nel decreto il pm sottolinea l’esistenza di pratiche riconducibili a uno stato di sfruttamento lavorativo, definendo le retribuzioni come sproporzionate rispetto al servizio prestato e non conformi alla contrattazione collettiva. Il provvedimento richiama norme costituzionali e penali, tra cui l’art. 36 della Costituzione e il 603 bis c.p., e indica la necessità di porre un freno alle situazioni di illegalità che coinvolgono un numero rilevante di lavoratori.

Ora la vertenza assume più livelli: da un lato la mobilitazione sindacale a breve termine, con lo stop dei servizi il 11 e il 12 aprile, dall’altro le valutazioni giudiziarie e amministrative che potrebbero determinare interventi più strutturali sulla piattaforma e sulla gestione dei rapporti di lavoro. Resta cruciale il confronto tra le parti per trovare soluzioni che garantiscano equità retributiva e trasparenza nelle regole operative, evitando che condizioni di lavoro stabili ricadano sotto la soglia di povertà.