L’Italia non andrà per il terzo anno consecutivo ai Mondiali che inzieranno tra un mese negli Stati Uniti, in Canada e Messico. Uno smacco per il movimento calcistico ma un risultato che se analizzato con raziocinio è lo specchio dello stato di salute dello sport più praticato nel nostro paese e nel resto del mondo.
Italia e il no al mondiale con la certezza Iran
L’idea del ripescaggio della nazionale azzurra è dapprima partita con Zampolli, consigliere di Donald Trump che essendo di origine italiana aveva provato a convincere Infantino e la Fifa che, complice la situazione iraniana l’Italia sarebbe dovuta rientrare in gioco per la sua storia calcistica.
Infantino dal canto suo ha subito bloccato la suggestiva ipotesi confermando che l’Iran essendosi qualificato regolarmente avesse diritto ad esserci nella competizione, chiudendo di fatto le porte, una volta per tutte alla nazionale azzurra che ha perso la sua opportunità nella finalissima contro la Bosnia-Erzegovina.
Consapevole di questo scenario, L’Iran è infatti partito alla volta di Instanbul dove svolgerà le due amichevoli pre-mondiale, inizialmente annullate, così da arrivare pronta al grande evento.
La suggestione del ripescaggio e la speranza Rai
Se l’Iran sul campo ha pienamente diritto ad essere negli Stati Uniti il prossimo giugno, come riporta Libero.it, per intraprendere il proprio cammino, potrebbero però insorgere problemi relativamente ai visti di alcuni calciatori in ingresso per Stati Uniti e Canada.
Questi infatti hanno prestato servizio nel corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane, corpo considerato organizzazione terroristica da Donald Trump che quindi potrebbe bloccare alcuni ingressi nel paese.
In tutto questo l’Italia resta alla finestra in attesa di possibili sviluppi, non solo la squadra – che non ha al momento un allenatore – ma anche la Rai che ha acquistato i diritti per le partite in chiaro del Mondiale spera nel concretizzarsi dell’ipotesi ripescaggio.