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Coronavirus, possibile primo contagio da cadavere

Il primo contagio al coronavirus da cadavere sarebbe avvenuto in Thailandia, ma l'OMS smentisce.

coronavirus primo caso di contagio da cadavere

In Thailandia potrebbe esserci stato il primo contagio da coronavirus derivante dal cadavere di una persona uccisa dal patogeno. A sostenere questa ipotesi è lo scienziato Won Sriwijitalai dell’RVT Medical Center di Bangkok e il collega Viroj Wiwanitkit, ricercatore presso l’Università Dr DY Patil di Pune (India) e dell’Università medica di Hainan di Haikou, Cina.

I due, in una lettera scritta al Journal of Forensic and Legal Medicine, rivista scientifica specializzata in medicina forense, sostengono che il contagio di un medico legale tailandese sia avvenuto proprio perchè questo è stato a contatto con il corpo di un uomo morto a causa del Covid-19. Grande importanza assumerebbe poi il giorno in cui questa lettera è stata spedita, ovvero sia il 20 marzo scorso, quando in Thailandia erano soltanto 272 i casi, quasi tutti importati dall’estero, e le uniche positività tra il personale sanitario era solo quello del medico legale, di cui però non vengono fornite le generalità, e di un assistente infermiere.

Coronavirus, primo contagio da cadavere?

A supporto della loro tesi i due scienziati sostengono che siano molto basse le probabilità che i professionisti della medicina legale entrino in contatto con pazienti infetti da COVID-19, mentre sarebbero ben superiori quelle che li vedrebbero a contatto con cadaveri e campioni biologici di persone decedute per la malattia infettiva.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sembra però smentire che ci sia il rischio di contagio da cadavere. Nello specifico, in un recente rapporto ha sottolineato che al momento “non ci sono evidenze di persone rimaste infettate in seguito all’esposizione di corpi di persone decedute per COVID-19”, sottolineando poi che solo i polmoni dei pazienti uccisi da un virus influenzale, se maneggiati in modo improprio durante un’autopsia, possono essere contagiosi.

Malgrado questo, l’OMS ritiene che tutti coloro che operano sui cadaveri di pazienti morti per il coronavirus debbano comunque indossare i dispositivi di protezione in quanto la tutela è sempre doverosa.

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