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Salvini in Polonia, giubbotto con loghi di Areu e sponsor: interrogazione a Regione Lombardia

Matteo Salvini è stato criticato per aver indossato un giubbotto con i loghi di Aeru e sponsor: presentata interrogazione a Regione Lombardia.

Salvini giubbotto
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Non si placano le polemiche che stanno accompagnando il segretario della Lega, Matteo Salvini, nel suo viaggio in Polonia. A far discutere, in particolare, è il giubbotto indossato dal leader del Carroccio durante la sua sfortunata visita a Przemysl, sul quale erano presenti i loghi della Regione Lombardia, di Areu e di molti altri sponsor.

Salvini in Polonia, giubbotto con loghi senza approvazione: interrogazione a Regione Lombardia

Il consigliere regionale del gruppo misto, Luigi Piccirillo, ha presentato un’interrogazione al presidente della giunta della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Il consigliere Piccirillo ha depositato l’interrogazione contro Matteo Salvini che, durante il suo particolare viaggio a Przemysl, ha sfoggiato un giubbotto sul quale erano riportati i simboli della Regione Lombardia e dell’Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu).

Nello specifico, attraverso l’interrogazione, Piccirillo chiede se “Regione Lombardia e Areu hanno espressamente autorizzato Matteo Salvini a utilizzare i loghi istituzionali sul giubbotto che lo stesso ha indossato in occasione della sua visita ai profughi ucraini e, in caso contrario, se hanno preso o intendono prendere provvedimenti per dissociarsi dalla scelta del politico, al fine di chiarire ai cittadini che la ‘missione’ politica non è stata organizzata da Areu e Regione Lombardia”.

I loghi erano ben visibili durante il viaggio del segretario della Lega in Polonia e, soprattutto, al suo arrivo a Przemysl. Giunto nella cittadina, Salvini ha tentato di farsi ricevere dal sindaco, impegnato nell’accoglienza dei profughi ucraini, senza successo. Ricordando il passato filorusso e le simpatie per Putin espresse dal leader del Carroccio, infatti, il primo cittadino di Przemysl ha rifiutato di riceverlo.

Lavoratori Areu contro Salvini l’uso del logo aziendale

L’interrogazione presentata alla giunta della Regione Lombardia dal consigliere regionale Piccirillo è scaturita anche dalle proteste dei lavoratori dell’Areu che risultano essere iscritti ad Adl Cobas. I dipendenti dell’Areu, infatti, si sono dissociati dall’iniziativa messa in atto in Polonia del segretario della Lega.

Un gruppo di lavoratori dell’Areu, quindi, ha diramato una nota che è stata inserita anche nel corpo del testo dell’interrogazione, affermando: “Ricordiamo che i giubbotti con il marchio Areu non sono in vendita nelle bancarelle, ma in dotazione ai lavoratori e pagati con i soldi dei contribuenti, Areu è un’agenzia governativa e non un’azienda privata.

Vedere Salvini indossare il nostro giubbotto in Polonia davanti alle telecamere di fotografi e giornalisti con il sindaco di Przemysl, Wojciech Bakun, in un’operazione propagandistica, ci ripugna e offende come lavoratori e lavoratrici. Salvini con quel giubbotto sottratto impropriamente, compromette l’immagine di Areu e dei suoi lavoratori e lavoratrici nei confronti di tutti i cittadini”.

Secondo quanto riferito dal sito web attaritaliani.it, il capo d’abbigliamento indossato da Matteo Salvini che ha destato scalpore in Italia è una giacca “di Cancro Primo Aiuto Onlus, una onlus di Monza che ha fatto realizzato questa giacca con gli sponsor regalandola a una serie di politici, compreso Salvini. La giacca non è di Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza) ma della onlus che lavora in Brianza e che ha finanziato varie attività sotto l’ombrello di Areu”.

Il leader del Carroccio, quindi, ha indossato il giubbotto senza che le parti coinvolte ne fossero a conoscenza. La maggior parte di esse e gli sponsor che figurano sulla giacca stanno prendendo le distanze dal gesto di Salvini.

Il titolare del marchio Colmar, Mario Colombo, ad esempio, ha diramato una nota che riporta il seguente messaggio: “Colmar rimarca la propria opposizione a qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche italiane ed estere e di qualsiasi loro esternazione passata, presente o futura”.

Allo stesso modo, anche Audi Italia ha riferito che “rimarca con fermezza la piena adesione alle regole di compliance del Gruppo Volkswagen che impediscono qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche”.

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