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Schizofrenia tedesca

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Uno psichiatra farebbe una diagnosi di schizofrenia. Noi, più terra-terra, ci limitiamo a definirli ipocriti e doppiogiochisti. Sono i tedeschi, o per lo meno i suoi politici, quelli che siedono sulle poltrone del governo e che lo sostengono dai banchi del Parlamento. Dopo l'incidente di Fukushi...

stop buttonUno psichiatra farebbe una diagnosi di schizofrenia.

Noi, più terra-terra, ci limitiamo a definirli ipocriti e doppiogiochisti. Sono i tedeschi, o per lo meno i suoi politici, quelli che siedono sulle poltrone del governo e che lo sostengono dai banchi del Parlamento.

Dopo l’incidente di Fukushima Daiichi, Angela Merkel aveva orgogliosamente annunciato “Basta con il nucleare! Chiudiamo le centrali tedesche”. Subit in otte di loro era stato premuto il bottone dello spegnimento, le altre nove sono ancoa accese ma il loro destino è segnato: entro il 2020, addio.

Questo, almeno, stando ai programmi attuali del governo tedesco.

La Storia però dice che la Germania, sul nucleare, ha cambiato idea più di una volta: molti osservatori, dunque, si aspettano che anche in questa occasione avvenga il voltafaccia.

In più, rispetto alle altre volte, oggi abbiamo che mentre le centrali nucleari presenti sul territorio tedesco vengono chiuse, il suo governo e le sue aziende finanziano e realizzano centrali n altri paesi.

Angra-3 in Brasile, per esempio. Oltre un miliardo di crediti emessi dalle banche e dagli istituti finanziari tedeschi, notoriamente legati a doppio filo con il governo di Berlino. Il quale ha evidentemente invitato le banche teutoniche a sostenere il progetto brasiliano, dal qule dipendono svariate migliaia di posti di lavoro in Germania. E di questi tempi, nemmeno il nucleare puzza…

Poi abbiamo E.on e RWE, grandi industrie del settore energetico, che stanno costruendo reattori in Inghilterra – Wylfa e Oldbury – per un totale di almeno 6 GWe.

Intanto, però, il bilancio energetico della ‘locomotiva d’Europa’ – per la verità con il fiato alquanto corto ma che continua a coltivare ambizioni di dominio sull’intero Vecchio Continente – è pieno di buchi e di ombre. La rinuncia al nucleare comporta la necessità di coprire alla svelta almeno al metà di quel 25% che era la quota dell’atomo prima della decisione di chiudere le centrali. Già, perché con 8 centrali su 17 chiuse, è venuto a mancare circa il 12-13% dell’energia disponibile solo nove mesi fa.

Come si può fare? L’unica via d’uscita è il carbone, immediatamente disponibile. Gas e fonti rinnovabili richiedono troppo tempo per costruire gli impianti e le strutture. Il carbone, però, emette CO2, e farebbe uscire la Germania dai parametri UE.

Ecco, dunque, Berlino agire su due fronti: da una parte convince – compito più che facile, visti i grandi vantaggi economici e tecnologici – i cechi ad investire nelle nuove centrali nucleari sul loro territorio. In questo modo manterrà la promessa politica dell’addio all’atomo, ma avrà a disposizione energia a buon mercato; dall’altra parte, e qui viene il bello, Angela Merkel ed i suoi decidono di approfittare della crisi economica europea per impadronirsi delle ricchezze di paesi come Grecia, Portogallo, Spagna, ma soprattutto Italia.

Una decisione, quest’ultima, che ha il sapore da muoia Sansone con tutti i filistei, visto che sta semplicemente trascinando l’intera UE sul fondo dell’oceano. Ma tant’è, quando l’ipocrisia chiude occhi e mente, e gli uomini – e le donne – al comando sono piccoli, c’è poco da fare.

Una lettura più ampia è quella illustrata da Idaho Samizdat.