Le tensioni interne al governo Meloni tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini si sono recentemente intensificate su due fronti principali: le politiche legate al “Piano Casa” e la gestione della partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia. Le divergenze, inizialmente emerse in sede istituzionale, si sono poi trasformate in uno scontro pubblico fatto di dichiarazioni, repliche e accuse incrociate, coinvolgendo anche il dibattito più ampio sul ruolo della cultura e della comunicazione politica in Italia.
Giuli contro Salvini: scontro politico su Piano Casa e gestione dei beni culturali
Negli ultimi giorni il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha reso pubblici i contrasti interni al governo con il collega delle Infrastrutture Matteo Salvini, emersi sia durante un Consiglio dei ministri sia in successive dichiarazioni pubbliche. Il primo punto di frizione riguarda il cosiddetto “Piano Casa”, il pacchetto di misure sull’edilizia abitativa: nel corso della riunione governativa, Giuli ha contestato una norma che avrebbe accelerato gli interventi nei centri storici riducendo il peso delle soprintendenze, enti responsabili della tutela del patrimonio culturale.
Come riportato da Open, in quell’occasione Salvini avrebbe risposto con toni molto duri, arrivando a dire “le sovrintendenze le raderei al suolo“, provocando la reazione immediata del ministro della Cultura, che lo ha invitato a ripetere pubblicamente la frase. Il passaggio più contestato è stato poi rimosso dal testo finale.
Le tensioni si sono poi riflesse anche sul caso della partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia, riaperta dopo lo stop seguito all’invasione dell’Ucraina del 2022.
La decisione della Fondazione guidata da Pietrangelo Buttafuoco di consentire nuovamente la presenza del padiglione russo ha generato divisioni nel governo: Giuli, in linea con la posizione della premier Giorgia Meloni, si è detto contrario, mentre Salvini si è mostrato favorevole. Il ministro della Cultura avrebbe parlato di un accordo “fatto alle spalle del governo” e avrebbe accusato la diffusione di disinformazione, affermando che “è un’altra vittoria della Russia“. In questo contesto avrebbe anche rilanciato una critica più ampia, sostenendo che “si doveva parlare di arte e si sta parlando di arte di regime“.
A sostegno della propria posizione, Giuli avrebbe richiamato anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, citate nel dibattito sulla libertà artistica: “libertà e audacia“. Nello stesso confronto istituzionale sarebbe emersa anche la frase di Buttafuoco che riprendeva il capo dello Stato: “Il capo dello stato, cui dobbiamo riconoscenza e rispetto, ha detto chiaramente ai David di Donatello qual è il mandato del lavoro artistico e culturale: libertà e audacia. Ebbene eccoci“.
Gli assenti hanno sempre torto. Viva l’arte libera e coraggiosa!#Biennale
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) May 6, 2026
Scintille nel Governo Meloni: Giuli contro Salvini “sul suo assenteismo”. Cosa succede
Il dissenso si è trasformato anche in uno scontro mediatico dopo che Giuli ha deciso di non partecipare all’inaugurazione della Biennale il 6 maggio, scelta interpretata come forma di protesta contro la presenza russa. In risposta, Salvini ha pubblicato un messaggio su X commentando: “Gli assenti hanno sempre torto. Viva l’arte libera e coraggiosa!“. Il ministro della Cultura, intervenuto a Sky TG24, avrebbe replicato con ironia, sostenendo di aver inizialmente scambiato il post per un’autocritica: “Ho detto, romanamente: anvedi Salvini, che fa un post per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero“. Avrebbe poi precisato: “Dopodiché ho capito che invece non era un’autocritica sul suo assenteismo“.
Nel corso dello stesso intervento, Giuli avrebbe ampliato la critica parlando di un fronte trasversale che, a suo avviso, avrebbe assorbito narrazioni distorte, citando in modo provocatorio: “che va da Che Guevara a Madre Teresa, come diceva Jovanotti, da Tommaso Montanari a Forza Nuova, passando per Renzi“. Avrebbe inoltre insistito sul tema della disinformazione affermando: “Non mi pare un caso molto importante il fatto che Salvini prediliga la Biennale non del dissenso ma della disinformatia“.
Sul piano culturale e politico, il ministro avrebbe anche ribadito la propria posizione sulla partecipazione russa alla Biennale, definendola parte di un sistema controverso: “arte di regime, cioè l’arte della Russia putinista che è presente a Venezia dopo 4 anni grazie a un accordo fatto alle spalle del governo“. Infine, avrebbe confermato la sua presenza all’esposizione entro maggio, annunciando: “andrò a Venezia e visiterò il Padiglione Italia entro maggio“.
Visualizza questo post su Instagram