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Meloni condanna gli scontri per Fakir, Lepore replica: “Due piazze, una sola rappresenta Bologna”

Meloni condanna gli scontri per Fakir, Lepore replica: “Due piazze, una sola rappresenta Bologna”

La morte di Fakir e gli scontri a Bologna infiammano il dibattito: Meloni invoca rigore sugli accertamenti e condanna gli attacchi contro gli agenti.

Bologna è stata teatro di una notte di scontri dopo il presidio per Abderrahim Fakir, morto durante un intervento di Polizia. Tra devastazioni nel centro città e tensione politica, il caso ha acceso il confronto tra Giorgia Meloni, governo, opposizioni e istituzioni locali.

Bologna, guerriglia in centro dopo il presidio per Fakir: incendi e devastazioni

Bologna si è risvegliata con le ferite lasciate dagli scontri esplosi nella notte scorsa dopo la manifestazione organizzata per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro. Dopo un momento di raccoglimento in piazza Nettuno, la situazione è degenerata nelle vie del centro, a pochi passi da piazza Maggiore: vetrine danneggiate, auto incendiate, dehors distrutti e biciclette elettriche del servizio sharing completamente devastate.

La protesta si è trasformata in una vera e propria guerriglia urbana quando diversi manifestanti si sono spostati verso piazza Roosevelt, nelle vicinanze di Prefettura e Questura. Sono iniziati i primi scontri con le forze dell’ordine, tra cariche, manganellate e lancio di lacrimogeni. In serata la tensione è salita ulteriormente: in via Ugo Bassi sono state incendiate tre auto del Comune, decine di cassonetti e cestini dei rifiuti sono stati distrutti, mentre le transenne dei cantieri del tram sono state divelte e utilizzate come scudi.

Danneggiate anche numerose bici elettriche, per un valore stimato di circa 30mila euro.

Il bilancio finale parla di 64 agenti feriti, con prognosi comprese tra tre e 35 giorni. Tra le persone rimaste coinvolte anche un collaboratore dell’Espresso. Un giovane è stato arrestato e successivamente liberato, mentre altri partecipanti agli scontri potrebbero essere denunciati. La nipote di Fakir, intervenuta durante il presidio, aveva chiesto ai presenti di non lasciarsi guidare dall’odio, invocando invece “giustizia, verità e dignità”. Nonostante l’appello alla calma, la situazione è poi precipitata.

Scontri a Bologna dopo la morte di Fakir. Meloni: “Violenza inaccettabile contro le forze dell’ordine”

Gli scontri hanno aperto anche un duro confronto politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato con fermezza quanto accaduto, definendo “inaccettabile” la violenza contro le forze dell’ordine, pur ribadendo la necessità di fare chiarezza sulla morte di Fakir. “Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine”.

La premier ha poi accusato chi ha utilizzato la vicenda come occasione per alimentare gli scontri: “Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, non cercava la verità: cercava lo scontro”. Meloni ha inoltre parlato di un clima di odio e delegittimazione verso un corpo dello Stato, aggiungendo: “Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio”.

Le parole della presidente del Consiglio hanno trovato il sostegno del centrodestra e dei sindacati delle forze dell’ordine, che hanno puntato il dito contro il sindaco dem Matteo Lepore, chiedendone anche le dimissioni. Il primo cittadino ha però respinto le accuse, distinguendo nettamente tra la manifestazione pacifica e le violenze successive: “Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna”. Lepore ha inoltre sottolineato che chiedere chiarezza sulla morte di Fakir “non significa delegittimare chi indossa una divisa”.

Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha ribadito la necessità di un’indagine approfondita: “Quando un uomo muore durante un’operazione di fermo, lo Stato ha fallito e proprio lo Stato deve fare piena luce”. Secondo Schlein, però, la politica dovrebbe evitare ulteriori contrapposizioni: “I rappresentanti delle istituzioni devono svelenire il clima”.

Nel frattempo, il Viminale mantiene alta l’attenzione sulla sicurezza: secondo quanto emerso, i dispositivi di controllo nelle città possono essere rimodulati in base agli eventi e al livello di rischio, mentre il clima resta segnato da forti tensioni dopo la notte di violenza vissuta a Bologna.

 

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