Il governo si trova nella fase finale di una ricomposizione degli incarichi interni: dopo settimane di rinvii, la data indicata per il prossimo Consiglio dei ministri è mercoledì 22 aprile 2026, quando potrebbero essere formalizzate le nomine per le sei posizioni ancora vacanti. Sul tavolo si intrecciano spostamenti sul fronte della Giustizia, della Cultura e di alcuni sottosegretari, oltre al dossier sulla guida della Consob, considerato centrale per le politiche dei mercati.
Le caselle da riempire
Al centro dell’attenzione c’è la sostituzione del dimissionario Andrea Delmastro al ministero della Giustizia, le deleghe del quale sono temporaneamente gestite da Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) e Andrea Ostellari (Lega). A questo si sommano il posto lasciato vacante al ministero della Cultura dall’ex sottosegretario Gianmarco Mazzi, e altri incarichi non ancora coperti come quello all’Università relativo a Augusta Montaruli, la casella legata a Vittorio Sgarbi alla Cultura e le uscite recenti di Massimo Bitonci e Giorgio Silli.
Nel complesso, le posizioni in sospeso si distribuirebbero su tre posti per FdI, uno per la Lega e uno per Forza Italia, con una casella residua che resta da definire.
Giustizia e Cultura: chi può entrare
Per il ministero della Giustizia si valuta ancora il nome del successore di Delmastro, mentre alla Cultura la scelta dipende in parte dai movimenti interni: la deputata azzurra Matilde Siracusano rimarrebbe al suo incarico attuale al ministero per i Rapporti con il Parlamento, affiancando la leghista Giuseppina Castiello.
Una delle ipotesi più ricorrenti è l’ingresso di Paolo Barelli al dicastero per i Rapporti con il Parlamento, in un ruolo che — essendo un ministero senza portafoglio — eviterebbe problemi di incompatibilità con la sua presidenza della Federazione Italiana Nuoto.
Il nodo Consob
Parallelamente alla redistribuzione dei ruoli di Governo, un dossier di peso è la nomina del presidente della Consob. In pole position figura il sottosegretario al Mef Federico Freni, il cui trasferimento all’autorità di vigilanza sui mercati sarebbe oggetto di verifiche tecniche e giuridiche. Come componente del ministero, Freni ha avuto un ruolo nella riforma del mercato dei capitali, circostanza che solleva questioni di opportunità istituzionale e di possibile conflitto percepito, anche se il quadro normativo e i precedenti vengono richiamati a difesa della candidatura.
Precedenti e norme
I sostenitori della nomina ricordano precedenti recenti: figure governative sono passate alla guida di autorità indipendenti in passato, con l’Antitrust che valutò in quei casi l’assenza di incompatibilità ai sensi della legge Frattini. I nomi di riferimento citati nei dibattiti sono quello di Paolo Savona e di Giuseppe Vegas, entrambi oggetto di scrutinio ma poi confermati. Dal punto di vista normativo, la distinzione tra incarichi esercitati durante il mandato e incompatibilità dopo la cessazione dell’incarico è centrale nella valutazione.
Reazioni politiche e prossimi passi
La proposta di portare Freni alla Consob ha suscitato critiche da parte dell’opposizione e del M5S, con il senatore Mario Turco che ha sottolineato l’esistenza di una «enorme questione di opportunità istituzionale», chiedendo che l’autorità resti al riparo da qualsiasi dubbio sulla sua autonomia. Sul piano parlamentare il capogruppo Dem al Senato, Francesco Boccia, ha accusato la maggioranza di eseguire un rimpasto mascherato senza un confronto pieno con le Camere, parlando di elusione delle procedure formali.
Ipotesi di scambio e sostituzioni
Nel gioco degli scambi interni, se Freni dovesse accettare la presidenza della Consob, al suo posto al Mef potrebbe andare l’attuale sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, con conseguente ridistribuzione verso figure azzurre come Chiara Tenerini per alcuni incarichi di sottogoverno. Sullo sfondo resta anche l’approvazione del Decreto sicurezza che ha prorogato per sei mesi la posizione del comandante della Guardia di Finanza, Andrea De Gennaro, dimostrando come l’agenda governativa unisca scelte politiche e atti normativi.
La convocazione formale del Consiglio dei ministri e la pubblicazione delle nomine saranno i prossimi passi che chiariranno il perimetro definitivo del rimpasto: fino ad allora permangono trattative, verifiche sulle incompatibilità e una forte pressione politica da parte delle opposizioni per un confronto parlamentare più ampio.