Shein torna al centro delle polemiche dopo il richiamo di alcune lenti a contatto contaminate da un batterio in Australia e Nuova Zelanda. La vicenda ha pesato anche sul titolo in Borsa, mentre sul colosso dell’ultra fast fashion restano alte le critiche per sicurezza dei prodotti, sostenibilità e condizioni di lavoro.
Dalle sostanze chimiche alle condizioni di lavoro: cresce la pressione su Shein
Il richiamo delle lenti arriva mentre il modello di business di Shein continua a essere sottoposto a forti critiche sul fronte ambientale, sociale e della sicurezza dei prodotti. La piattaforma, con sede a Singapore e una produzione affidata in larga parte a fornitori cinesi, ha costruito il proprio successo sulla capacità di immettere sul mercato migliaia di nuovi articoli in tempi rapidissimi e a prezzi molto bassi.
Secondo l’esperta di sostenibilità Ildiko Almasi Simsic, le difficoltà incontrate dalla società sui mercati finanziari mostrano come le questioni ESG siano diventate un vero rischio economico: “Le quotazioni ritardate di Shein e la valutazione fortemente scontata dimostrano che gli investitori ora riconoscono i problemi ESG come minacce dirette al valore finale dell’azienda”.
Anche i governi stanno aumentando la pressione sul settore: la Francia ha approvato nuove misure rivolte all’ultra fast fashion, con sovrattasse progressive sui prodotti che potranno arrivare fino a 19,50 euro per capo entro il 2030, pur senza superare il 50% del prezzo netto. Pechino ha contestato il provvedimento, definendolo discriminatorio nei confronti delle imprese asiatiche. Shein, dal canto suo, continua a sostenere che “l’impegno per una crescita sostenibile e responsabile è intrecciato nel tessuto” del proprio modello, ma il confronto con autorità, investitori e organizzazioni ambientaliste appare destinato a intensificarsi.
Shein, lenti a contatto richiamate e crollo in Borsa: bufera sul colosso fast fashion
Nuovi problemi per Shein, finita sotto pressione dopo il richiamo urgente di alcune lenti a contatto vendute sulla piattaforma in Australia e Nuova Zelanda. Come riportato da Today, le autorità neozelandesi hanno comunicato che uno dei campioni esaminati è risultato contaminato dal complesso Burkholderia cepacia, un batterio individuato nella soluzione utilizzata per conservare le lenti all’interno delle confezioni.
Il ministero per le Imprese, l’Innovazione e l’Occupazione della Nuova Zelanda ha precisato che “un campione di queste lenti a contatto è risultato positivo al complesso Burkholderia cepacia, un contaminante batterico rilevato nella soluzione in cui le lenti erano confezionate”. Secondo la stessa comunicazione, il contatto con il microrganismo può provocare irritazioni o infezioni agli occhi: “L’esposizione a questo batterio può comportare un rischio di infezione o irritazione oculare e nel Regno Unito è stato segnalato un caso in cui un utente ha sviluppato un’infezione oculare”.
Un provvedimento simile è stato adottato anche dalla Commissione australiana per la concorrenza e i consumatori. La vicenda ha contribuito ad aumentare la pressione sul gruppo dopo il recente debutto alla Borsa di Hong Kong, dove Shein ha raccolto circa 1,7 miliardi di dollari attraverso l’Ipo. Come riportato da EuroNews, le azioni, collocate a 48,56 dollari di Hong Kong, sono però scese fino a circa 43,72 dollari, con una perdita vicina al 10%.
La quotazione ha attribuito alla società una valutazione intorno ai 26-27 miliardi di dollari, lontanissima dai quasi 100 miliardi raggiunti sul mercato privato nel 2022. Dopo le difficoltà incontrate nei tentativi di approdare sui mercati di Londra e New York, anche per le contestazioni sulla catena di approvvigionamento e sull’impatto ambientale, il gruppo aveva scelto Hong Kong come alternativa.
