L’inchiesta sull’attentato dinamitardo ai danni del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, continua a svilupparsi su più fronti. Oltre agli accertamenti sul movente e sui presunti responsabili, la vicenda si è estesa anche alle aule giudiziarie, con denunce presentate per presunte fughe di notizie coperte dal segreto investigativo e per diffamazione legata alle ricostruzioni circolate nelle ultime settimane.
Sigfrido Ranucci querela per diffamazione dopo le accuse sul presunto “finto attentato”
Stando alle indiscrezioni dell’Ansa, Sigfrido Ranucci, attraverso il proprio legale Roberto De Vita, pare abbia promosso una serie di azioni giudiziarie in seguito agli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo avvenuto davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano nell’ottobre scorso.
Una delle denunce riguarderebbe la diffusione di dichiarazioni, articoli e ricostruzioni che, secondo la difesa, avrebbero alimentato una narrazione lesiva della sua immagine, arrivando a insinuare che l’attentato fosse stato simulato o che ne avesse tratto un vantaggio personale.
Come affermato dall’avvocato De Vita, tali ricostruzioni avrebbero trasformato “la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario“, attraverso riferimenti a un presunto “finto attentato”, con conseguenze definite di “inaudita gravità” sul piano umano e professionale.
Per questo motivo Ranucci ha presentato una denuncia-querela per diffamazione pluriaggravata e altri reati, ritenendo che le insinuazioni abbiano compromesso la sua reputazione e travisato il ruolo della persona offesa.
Sigfrido Ranucci e i giornalisti di Report passano alle vie legali: presentata doppia denuncia
Un secondo fronte riguarderebbe la divulgazione di atti coperti dal segreto investigativo relativi all’inchiesta ancora in corso sull’attentato. Come riportato dall’Agi, secondo quanto comunicato dal legale, sarebbero stati diffusi contenuti di intercettazioni telefoniche, brogliacci e verbali di sommarie informazioni testimoniali, successivamente pubblicati da alcune testate giornalistiche, con un impatto negativo sulle attività investigative.
De Vita avrebbe precisato che la denuncia è stata presentata da Sigfrido Ranucci insieme ai giornalisti Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini, Luca Chianca e ad altri componenti della redazione di Report per la presunta “rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo“, specificando che “la denuncia non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti, ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto“. Secondo la difesa, la diffusione degli atti avrebbe provocato un grave pregiudizio alle investigazioni, aumentato i rischi per la sicurezza del giornalista e favorito una rappresentazione parziale e strumentale dei fatti.
Parallelamente, la Direzione distrettuale antimafia di Roma prosegue gli accertamenti per individuare il movente dell’attentato. Tra gli approfondimenti in corso figurano la verifica dei rapporti tra Valter Lavitola e la redazione di Report, l’analisi delle interviste rilasciate dall’imprenditore e l’esame del materiale informatico sequestrato durante la perquisizione eseguita nella sua abitazione il 4 luglio. Gli investigatori stanno inoltre analizzando telefoni cellulari e pen drive nella ricerca di elementi utili a chiarire eventuali collegamenti con gli esecutori materiali dell’attentato e a comprendere se alcune recenti dichiarazioni pubbliche possano rappresentare tentativi di inviare messaggi o di depistare le indagini.
