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Stretti di Hormuz chiuso: le ultime mosse di Washington e Teheran

Stretti di Hormuz chiuso: le ultime mosse di Washington e Teheran

La crisi nello Stretto di Hormuz si intensifica con attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran. Scopri le ultime mosse e le dichiarazioni delle parti coinvolte.

La crisi nello Stretto di Hormuz ha raggiunto un nuovo livello di intensità, con gli Stati Uniti e l’Iran impegnati in una serie di attacchi e contro-attuazioni che minacciano di destabilizzare ulteriormente la regione. Le ultime mosse di Washington e Teheran stanno mettendo alla prova la resilienza del commercio globale e la stabilità geopolitica.

Lo Stretto di Hormuz una delle vie navigabili più importanti al mondo, è al centro di una crisi che vede coinvolti non solo gli Stati Uniti e l’Iran, ma anche i paesi del Golfo. La chiusura dello stretto, annunciata dalle Guardie della Rivoluzione Islamica ha scatenato una serie di reazioni a catena che stanno ridefinendo gli equilibri di potere nella regione.

Gli attacchi statunitensi e la risposta iraniana

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, mirati a degradare le capacità militari iraniane utilizzate per attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Gli attacchi, lanciati alle 6 del mattino (mezzogiorno in Svizzera) del 15 luglio 2026, hanno colpito circa 90 obiettivi militari compresi sistemi di difesa aerea.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le Guardie della Rivoluzione Islamica hanno annunciato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino alla fine degli atti di aggressione statunitensi. Secondo una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato iraniana IRIB le operazioni di rappresaglia continueranno fino a quando gli Stati Uniti non cesseranno le loro azioni.

Le reazioni dei paesi del Golfo

Mentre la tensione continua a crescere, i paesi del Golfo stanno facendo i conti con le conseguenze degli attacchi. Il Kuwait ha dichiarato di aver intercettato droni iraniani, mentre il Bahrein ha attivato le sirene antiaeree in risposta agli attacchi statunitensi. La Giordania, dal canto suo, ha annunciato di aver distrutto tre missili balistici iraniani diretti contro una base militare statunitense nel paese.

Le dichiarazioni delle parti coinvolte

Le dichiarazioni delle parti coinvolte riflettono la gravità della situazione. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore per l’Iran, ha affermato che l’America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite. Secondo Ghalibaf, lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane.

Intanto, il presidente statunitense Donald Trump ha proposto una tassa del 20% sulle merci che attraversano lo Stretto in cambio della protezione degli USA. Tuttavia, la proposta è durata solo 24 ore, con Trump che ha poi cambiato idea, indicando che preferisce puntare su accordi commerciali e di investimento con gli Stati del Golfo.

La crisi nello Stretto di Hormuz continua a evolversi, con entrambe le parti pronte a difendere i propri interessi. Le ultime mosse di Washington e Teheran stanno mettendo alla prova la resilienza del commercio globale e la stabilità geopolitica, con conseguenze che potrebbero estendersi ben oltre i confini della regione.

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