La notte tra il 25 e il 26 ha visto consumarsi un atto di violenza che ha scosso la città di Roma. La Procura della Repubblica di Roma ha richiesto una condanna di otto anni e otto mesi per Edoardo R, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti della sua ex compagna.
La vicenda, che ha visto la luce davanti ai giudici della prima sezione del Tribunale della Capitale è attualmente al vaglio della giustizia, con una sentenza attesa per lunedì 6 luglio.
La ricostruzione degli eventi secondo la Procura
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Edoardo R. avrebbe attirato la giovane, conosciuta alcuni mesi prima in un locale di Ponte Milvio con la scusa di consegnarle un panettone. Il pomeriggio di Natale, la situazione sarebbe rapidamente degenerata, con l’imputato che avrebbe costretto la ragazza a salire sulla sua automobile, colpendola con pugni e schiaffi e trascinandola per i capelli.
Le lesioni riportate dalla vittima sono state giudicate guaribili in venti giorni. Successivamente, l’uomo si sarebbe diretto verso alcuni parcheggi isolati, dove avrebbe assunto cocaina, per poi raggiungere la villa di famiglia nella zona del Quartaccio.
La violenza protratta per l’intera notte
È in questa villa che, secondo l’impianto accusatorio, la ragazza sarebbe stata rinchiusa in una stanza al piano seminterrato e costretta a subire ripetute violenze sessuali per l’intera notte.
La vittima ha riferito di essere stata minacciata di morte per impedirle di reagire o chiedere aiuto. Solo la mattina seguente sarebbe riuscita a tornare a casa.
Rientrata dai familiari, la giovane avrebbe raccontato quanto accaduto ai genitori, che l’hanno accompagnata in ospedale per gli accertamenti sanitari. Il giorno successivo, si è presentata al commissariato Prati e negli uffici della Squadra mobile della Questura di Roma dove ha formalizzato la denuncia.
Le indagini e le misure cautelari
Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice per le indagini preliminari Flavia Costantini che ha disposto il trasferimento dell’indagato nel carcere di Regina Coeli.
Nel provvedimento, si evidenzia come la giovane abbia dichiarato di essere stata costretta a inviare un messaggio rassicurante alla madre, mentre il telefono le sarebbe stato sottratto e la porta della stanza chiusa a chiave. La Gip richiama inoltre le presunte minacce ricevute anche dopo i fatti, finalizzate a impedirle di denunciare l’accaduto.
All’udienza erano presenti anche alcune attiviste dell’associazione Non una di meno che hanno manifestato il proprio sostegno alla giovane.
