Il presidente statunitense ha introdotto una proposta che riscrive gli equilibri energetici tra Europa e Russia: riattivare le condotte di gas russo, ormai inattive da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, per far scendere i prezzi dell’energia. L’idea è stata descritta come una leva diplomatica capace di aprire spazi per una trattativa di pace più ampia, ma ha subito subito una serie di critiche da parte di Bruxelles e di Kiev.
Riattivare i gasdotti russi: la proposta della Casa Bianca
Secondo quanto riportato da fonti vicine al Governo degli Stati Uniti l’amministrazione di Donald Trump avrebbe avviato colloqui con funzionari europei e con la leadership ucraina per valutare la riapertura di queste infrastrutture. L’obiettivo dichiarato è rimuovere la pressione sui bilanci familiari europei riducendo le bollette elettriche e del gas, ma anche creare un piano di incentivi economici sia per Mosca che per Kiev.
Chi ha guidato le trattative
Nel cuore di questi scambi figurano Jared Kushner e lo sviluppatore Steve Witkoff, che hanno incontrato rappresentanti dell’Unione europea e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Gli Stati Uniti hanno suggerito che le esportazioni energetiche possano diventare parte di un accordo più ampio, garantendo nuove entrate alla Russia e, teoricamente, benefici anche per l’Ucraina.
Tuttavia, la proposta rischia di annullare i progressi compiuti dall’UE negli ultimi anni per diminuire la dipendenza dal gas russo.
Il Graham Act sospeso: un bivio diplomatico
Parallelamente, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che interrompe l’applicazione del Graham Act una legge approvata dal Congresso con 86 voti a favore e 11 contrari. Il provvedimento avrebbe introdotto nuove e rigorose sanzioni contro la Russia e i suoi partner commerciali. La sospensione è avvenuta una settimana dopo la revoca delle restrizioni sul diesel russo, segnalando una netta inversione di rotta nella politica americana.
Le reazioni da Mosca a Kiev
Kirill Dmitriev, principale esponente del settore energetico russo, ha definito la decisione una “situazione storica” e ha elogiato l’amministrazione Trump per aver “aperto una nuova finestra” per la Russia. Al contrario, il presidente Zelensky ha definito la sospensione “un premio all’aggressore”, esprimendo rabbia e delusione sul fatto che Washington possa premiare la Russia mentre il conflitto continua.
Le critiche dal Congresso
Il provvedimento ha scatenato un’ondata di condanne bipartisan. Il deputato democratico Don Beyer ha definito l’atto “vile e codardo”, mentre il senatore Richard Blumenthal ha sottolineato l’irresponsabilità della decisione, ricordando il voto favorevole al Graham Act con 86 a 11. Anche il senatore repubblicano Thom Tillis ha chiesto chiarimenti, osservando che il presidente avrebbe dovuto rispettare una legge approvata dal Senato. John Cornyn, collega del partito, ha commentato che “Lindsey sarebbe rimasto horrorizzato”.
Conseguenze per la sicurezza energetica e per la pace
Il piano di riattivare i gasdotti russi si scontra con la strategia dell’Unione europea che, nonostante le pressioni, continua a sviluppare il 22° pacchetto di sanzioni. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha ribadito che le sanzioni stanno esercitando una crescente pressione sull’economia russa, ma ha anche ammesso che “bisogna fare di più”. La posizione di Washington, quindi, rischia di creare una frattura all’interno del blocco transatlantico.
Nel frattempo, Zelensky ha confermato che il canale di negoziazione con gli Stati Uniti è ancora aperto e che un incontro potrebbe avvenire già la prossima settimana, con la possibilità di una riunione trilaterale coinvolgendo anche la Russia entro dicembre, in occasione del G20. Tuttavia, ha insistito che l’Europa debba mantenere un proprio sbocco diplomatico con Mosca, per evitare di dipendere nuovamente da un’energia strategicamente vulnerabile.
Il dibattito resta acceso, e i prossimi mesi saranno cruciali per capire se la strategia americana riuscirà a conciliare gli interessi energetici con gli imperativi di sicurezza e di sovranità nazionale.
