L’Emilia-Romagna ha compiuto un passo significativo nel dibattito sul fine vita, approvando una legge regionale che disciplina le procedure per il suicidio medicalmente assistito. Questo provvedimento, sostenuto dalla maggioranza di centrosinistra e contestato dalle opposizioni, definisce tempi e modalità per la verifica dei requisiti e lo svolgimento della procedura sul territorio regionale.
La nuova normativa si inserisce nel solco delle pronunce della Corte costituzionale che ha aperto la strada a una regolamentazione del fenomeno in assenza di una disciplina nazionale. L’Emilia-Romagna segue così l’esempio di Toscana e Sardegna diventando la terza regione a dotarsi di una legge specifica.
Il percorso legislativo e il dibattito politico
Il voto dell’Assemblea legislativa è arrivato dopo un lungo confronto tra le forze politiche, durante il quale sono emerse posizioni molto diverse. Per la maggioranza, si tratta di una legge che recepisce le indicazioni della Corte costituzionale e risponde a questioni reali senza creare contrapposizioni con le cure palliative. Il centrodestra, invece, ha espresso netta contrarietà, parlando di una fuga in avanti e chiedendo di potenziare le cure palliative.
Il dibattito regionale era iniziato con un progetto di legge d’iniziativa popolare, validato dalla Consulta di garanzia statutaria nel 2026. Tuttavia, quel testo non era mai arrivato in Aula. Nel frattempo, le Aziende sanitarie avevano iniziato a ricevere richieste di verifica dei requisiti previsti dalla sentenza 242. La Regione era intervenuta con una delibera di Giunta, oggetto di ricorso al Tar, e con atti amministrativi, istituendo il Comitato regionale per l’etica nella clinica (Corec).
La svolta è arrivata con la XII legislatura, quando un gruppo di consiglieri ha presentato un nuovo progetto di legge d’iniziativa consiliare, che recepisce entrambe le sentenze della Corte costituzionale. Questo testo, approvato il 14 luglio 2026, definisce in modo dettagliato il percorso di accesso al suicidio medicalmente assistito.
Le procedure previste dalla nuova legge
La legge istituisce una Commissione di valutazione multidisciplinare di Area Vasta (CoVam) composta da professionisti clinici di diverse specialità. La CoVam è incaricata di verificare la sussistenza dei requisiti e di definire le modalità di attuazione. L’istanza deve essere presentata alla Direzione sanitaria dell’Azienda Usl o dell’ospedale presso cui il paziente è ricoverato, corredata dal consenso informato e dalla documentazione clinica.
La CoVam deve accertare la volontà dell’interessato, effettuare una visita, svolgere colloqui con le persone indicate dal paziente e verificare che siano state offerte alternative quali cure palliative, sedazione profonda continua e terapia del dolore. La relazione della CoVam viene trasmessa al Corec, che esprime un parere obbligatorio ma non vincolante. In caso di esito positivo, la relazione conclusiva indica farmaci, dosi, modalità di autosomministrazione e presidi necessari.
Le prestazioni sono garantite dal Servizio sanitario regionale senza oneri per l’interessato. La legge prevede anche che la Commissione di valutazione effettui una prima visita recandosi nel luogo in cui si trova il paziente e svolga colloqui con le persone eventualmente indicate dal paziente stesso. Le attività connesse all’espletamento del Suicidio assistito saranno svolte solo da personale su base volontaria.
Le posizioni dei partiti e le dichiarazioni dei consiglieri
Il dibattito in aula è stato serrato, con i consiglieri di maggioranza e opposizione che hanno citato posizioni ecclesiali a sostegno delle proprie tesi. Valentina Castaldini, di Forza Italia, ha espresso una appassionata dichiarazione di voto contrario sottolineando che la legge rappresenta un modello che potrà essere ripreso anche da altre Regioni in assenza di una legge nazionale.
Castaldini ha ottenuto che il Comitato chiamato a valutare la sussistenza dei requisiti incontri personalmente il paziente e ascolti le persone indicate dal paziente. Ha espresso rammarico per il mancato accoglimento degli emendamenti che riteneva più importanti, come garantire che ogni paziente sia accompagnato da uno specialista in cure palliative e assicurare che la Commissione sia composta sulla base di competenza, merito e professionalità.
Il governatore Michele de Pascale ha sottolineato l’importanza di porre l’attenzione sugli articoli 2 e 32 della Costituzione, che sanciscono l’inviolabilità dei diritti della persona e il diritto alla salute. Manuela Rontini, sottosegretaria alla Presidenza, ha evidenziato la sensibilità con cui il presidente de Pascale ha approcciato un tema sul quale, di partenza, avevano sensibilità diverse.
Secondo Rontini, la legge approvata dall’Assemblea legislativa non interviene sui profili etici, che restano di esclusiva competenza del Parlamento, ma applica in modo umano e uniforme i criteri indicati dalla Corte costituzionale, ascoltando con rispetto tutte le posizioni, maggioranza e minoranza.
