> > Torna la leva obbligatoria: la decisione shock

Torna la leva obbligatoria: la decisione shock

gemini generated image qqqz71qqqz71qqqz

Nel cuore dell'Europa, qualcosa è cambiato silenziosamente ma in modo irreversibile.

 

Un Paese membro della NATO ha deciso di voltare pagina, riportando in vita un istituto che molti credevano consegnato definitivamente ai libri di storia: la leva militare obbligatoria. Non è un Paese in guerra, non è una nazione sotto assedio. Eppure ha scelto di armare — almeno simbolicamente — la propria gioventù.

La decisione e il suo significato

È la Croazia a compiere questo passo, a diciassette anni esatti dall’abolizione del servizio di leva, avvenuta nel 2008 proprio in coincidenza con l’ingresso nell’Alleanza Atlantica. Oggi quella scelta viene ribaltata: le prime 800 reclute hanno già raggiunto le caserme, dando il via a un programma che punta a formare 4.000 giovani soldati ogni anno.

Il governo di Zagabria non usa giri di parole nello spiegare il perché: il mondo è cambiato, le minacce anche. Non solo conflitti armati tradizionali, ma attacchi informatici, guerre ibride, catastrofi naturali sempre più frequenti. Di fronte a questo scenario, affidarsi esclusivamente a un esercito professionale non basta più.

Come funziona concretamente

I giovani croati di 19 anni riceveranno due mesi di addestramento intensivo, al termine dei quali entreranno a far parte della riserva militare con obblighi di reperibilità fino ai 55 anni. Per rendere la chiamata meno pesante da accettare, lo Stato ha previsto un compenso mensile di 2.200 euro per tutta la durata del servizio.

L’obbligo vale per gli uomini tra i 19 e i 30 anni. Le donne possono aderire volontariamente. Chi non se la sente di indossare una divisa può invocare l’obiezione di coscienza — garantita dalla Costituzione — e scegliere un servizio alternativo nella Protezione Civile o negli enti locali, anche se senza retribuzione.

Un trend che attraversa l’Europa

La Croazia non è un caso isolato. Dall’area baltica alla penisola scandinava, diversi governi europei stanno riconsiderando i propri modelli di difesa, ridando centralità alla figura del cittadino-soldato. Un concetto che sembrava appartenere al Novecento e che invece, complici le tensioni degli ultimi anni, torna prepotentemente d’attualità.

La domanda che in molti si pongono è se questa sia solo la prima mossa di una tendenza destinata ad allargarsi — e se altri Paesi europei seguiranno presto lo stesso percorso.