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Trattativa Usa-Iran: Trump chiede modifiche e non firma finché non è soddisfatto

Trattativa Usa-Iran: Trump chiede modifiche e non firma finché non è soddisfatto

Trump dichiara che i negoziati con l'Iran avanzano «lentamente ma inesorabilmente», chiede emendamenti sul programma nucleare e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz; la decisione finale è rimandata dopo riunioni nella Situation Room del 29 e 31 maggio 2026.

Il presidente degli Stati Uniti ha descritto i colloqui con l’Iran come un processo che procede a ritmo contenuto, rimarcando però la volontà di ottenere condizioni che garantiscano la sicurezza nazionale e la libera circolazione marittima. In un’intervista rilasciata il 31 maggio 2026 e in una riunione nella Situation Room del 29 maggio 2026, Trump ha ribadito la sua determinazione a non firmare un’intesa che non rispetti le sue «linee rosse».

Lo stato dei negoziati e le esitazioni del presidente

Secondo quanto emerso dalle comunicazioni ufficiali e dai resoconti dei media, i negoziati tra Washington e Teheran stanno registrando un avanzamento graduale: «procedono lentamente, ci vuole molto tempo», ha detto Trump, pur aggiungendo che il processo è «ineluttabile». La cautela del presidente è legata, in particolare, alla necessità di definire con precisione clausole sul programma nucleare iraniano e sulle garanzie operative per lo Stretto di Hormuz, via cruciale per il flusso energetico globale.

Riunioni chiave e richieste di emendamento

Durante la lunga riunione nella Situation Room il 29 maggio 2026 e in successivi incontri di gabinete, la Casa Bianca ha valutato un testo di memorandum of understanding che, nella sua stesura originaria, conteneva l’impegno iraniano a non perseguire armi nucleari ma poche specificità operative. Trump ha chiesto modifiche puntuali, soprattutto sulle modalità di trattamento delle scorte di uranio arricchito e sulle tempistiche con cui gli Stati Uniti acquisirebbero tale materiale.

Le posizioni in gioco: Washington e Teheran

Fonti americane riferiscono che il presidente è disposto a finalizzare l’accordo a breve, ma solo dopo aver ottenuto clausole più stringenti relative al nucleare e alla revoca delle sanzioni. Dalla parte iraniana, i media ufficiali hanno dichiarato che il testo non è stato ancora approvato e che restano nodi da sciogliere, in particolare la questione dei fondi iraniani congelati all’estero, citata come elemento cruciale nelle trattative.

Controversie sulle tempistiche e sulla comunicazione

La Casa Bianca ha indicato che la controparte iraniana impiegherà alcuni giorni per rispondere alle richieste di modifica: «sono letteralmente nelle caverne e non usano la posta elettronica», ha commentato ironicamente un funzionario, sottolineando tuttavia l’ottimismo circa la possibilità di raggiungere un’intesa. Tuttavia, il calendario decisionale resta incerto e soggetto a possibili ulteriore scambi diplomatici.

Aspetti militari, energetici e geopolitici

Nell’intervista Trump ha richiamato i successi militari statunitensi nel conflitto con l’Iran, sostenendo che le forze navali e aeree iraniane siano state pesantemente danneggiate. Tale narrativa si inserisce nella strategia negoziale del presidente che afferma di detenere «tutte le carte in mano» quando si trattava di trattare con Teheran. Parallelamente, organismi internazionali come il Fmi, la Banca mondiale e l’Agenzia internazionale dell’energia hanno avvertito sui rischi di interruzione delle forniture petrolifere se lo Stretto di Hormuz non fosse riaperto alla normalità.

Implicazioni sul mercato dell’energia

Le dichiarazioni del presidente e i segnali di possibile accordo hanno già influenzato i prezzi del petrolio, che nei giorni citati hanno mostrato fluttuazioni importanti. La prospettiva di una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz costituisce un elemento determinante per la stabilità delle forniture energetiche globali e per la governance dei prezzi.

Prospettive e prossimi passi

La fase attuale si caratterizza per uno scambio serrato di emendamenti tra le delegazioni e per la necessità di sincronizzare questioni tecniche e politiche. Un punto centrale è la definizione dei meccanismi di controllo sul materiale nucleare e il ruolo di Paesi terzi, come il Kazakistan, che si è detto disponibile a farsi carico di scorte di uranio arricchito qualora l’accordo lo richiedesse. La Casa Bianca ha ribadito che il presidente firmerà solo se l’intesa sarà «vantaggiosa per l’America» e rispetterà i confini da lui imposti.

Nel prossimo futuro è atteso un nuovo ciclo di consultazioni che potrebbe durare alcuni giorni: funzionari Usa hanno indicato che la controparte iraniana potrebbe rispondere in circa tre giorni alle richieste di modifica, ma non è escluso che il processo si estenda più a lungo. Resta evidente che, nonostante la lentezza del negoziato, entrambe le parti mostrano interesse a trovare un compromesso che riduca la tensione regionale e limiti i rischi per i mercati energetici.