Un incidente la notte del 29 maggio 2026 ha scatenato una nuova ondata di tensione diplomatica: un velivolo senza pilota è precipitato contro un condominio nella città di Galați, sul confine orientale della Romania, causando un incendio sul tetto e il ferimento di due persone. Le autorità romene hanno riferito che si trattava di un Geran-2, la versione russa del drone iraniano Shahed, e hanno aperto un’indagine sul luogo dell’impatto per recuperare i relitti e accertare le dinamiche dell’accaduto.
Come è avvenuto l’incidente e le misure immediate
Secondo le ricostruzioni delle forze armate romene, il drone è entrato nello spazio aereo nazionale ed è rimasto visibile ai radar per circa quattro minuti prima di colpire l’edificio residenziale. Sul posto sono intervenuti mezzi dei vigili del fuoco e le autorità hanno evacuato il palazzo, bloccando l’area per le operazioni di bonifica.
Il ministro della Difesa ha precisato che a seguito della rilevazione sono stati fatti decollare due F-16 e un elicottero dell’aeronautica, che avevano il permesso di ingaggiare il bersaglio, ma lo scenario pratico ha reso complessa qualsiasi soluzione di interdizione.
Vittime e impatto locale
Le due persone ricoverate sono state identificate come una donna di 53 anni e suo figlio di 14 anni, trattati per ustioni e giudicati in condizioni stabili.
L’incendio provocato dallo schianto ha danneggiato il tetto e alcuni appartamenti, costringendo alla temporanea inagibilità di più unità abitative. Le operazioni di recupero dei detriti e l’analisi dei resti del dispositivo sono state indicate come priorità per stabilire la catena di responsabilità.
Reazioni diplomatiche e mobilitazione internazionale
La risposta istituzionale è stata immediata: il presidente romeno ha dichiarato il console di Russia a Constanța persona non grata e ha disposto la chiusura del consolato nella città portuale. Il ministero degli Esteri di Bucarest ha anche convocato l’ambasciatore russo per proteste formali, mentre Mosca ha promesso un «contropasso» nel merito. La situazione ha attirato l’attenzione della Nato e dell’Unione europea, con il segretario generale dell’Alleanza che ha espresso solidarietà a Roma e la presidente della Commissione europea che ha condannato l’accaduto definendolo un’ulteriore linea oltrepassata.
Possibili misure tecniche e militari
Di fronte all’aumento degli ingressi non autorizzati di droni nello spazio dei Paesi alleati, la Romania ha chiesto un’accelerazione nella fornitura di capabilities anti-drone da parte della Nato. Alcuni alleati hanno offerto il temporaneo posizionamento di sistemi di difesa aerea e di contromisure elettroniche, in attesa che Bucarest rafforzi le proprie capacità. Il ricorso all’articolo 4 del trattato atlantico, che apre consultazioni tra i membri, è stato valutato ma non è stato immediatamente formalizzato.
Le versioni contrastanti: Mosca nega, Bucarest accusa
Il Cremlino ha respinto le accuse, con il presidente che ha invitato la Romania a presentare «prove oggettive» prima di trarre conclusioni, suggerendo che il velivolo potrebbe essere di origine ucraina o essere precipitato per malfunzionamento o interferenze elettroniche. Le autorità romene e rappresentanti della Nato hanno tuttavia riferito che l’analisi preliminare indica un’origine russa del drone, alimentando uno scontro di narrative che ha infiammato i rapporti diplomatici e le dichiarazioni pubbliche dei leader europei.
Contesto strategico
Questo episodio si inserisce in una serie di incidenti in cui droni impegnati nel conflitto tra Russia e Ucraina hanno attraversato lo spazio aereo di Paesi NATO, con casi recenti registrati nel Baltico e in Finlandia. Per gli alleati, la frequenza degli ingressi e la possibilità che armamenti destinati al fronte possano colpire civili in Stati membri rappresentano una seria preoccupazione per la sicurezza collettiva e la stabilità regionale.