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Onorificenza di Mattarella ai sub finlandesi per il recupero dei corpi alle Maldive

Onorificenza di Mattarella ai sub finlandesi per il recupero dei corpi alle Maldive

Il presidente Mattarella ha riconosciuto con un'onorificenza i sommozzatori finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist per il recupero dei corpi dei cinque sub italiani nelle grotte di Alimathà alle Maldive. L'operazione, condotta con attrezzature tecniche e procedure di decompressione, segue le esperienze pregresse del team in immersioni estreme.

Il Presidente della Repubblica ha deciso, motu proprio, di conferire l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana ai tre sommozzatori finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, protagonisti delle delicate operazioni di recupero dei corpi dei sub italiani che hanno perso la vita durante un’immersione in una grotta marina dell’atollo di Vaavu, alle Maldive.

Il ruolo dei tre sommozzatori e il riconoscimento

I tre professionisti, affiliati alla fondazione assicuratrice per sub DAN Europe, sono stati chiamati per intervenire in un ambiente estremamente complesso, caratterizzato da cunicoli stretti e profondità elevate. L’assegnazione dell’onorificenza testimonia il valore dell’intervento, reso necessario per riportare in superficie i resti delle cinque vittime italiane e per chiudere una fase dolorosa della vicenda.

Competenze e attrezzature impiegate

Paakkarinen, Westerlund e Grönqvist hanno operato con rebreather e configurazioni tipiche dell’immersione tecnica in grotta, affrontando problemi quali la mancanza di spazio, la visibilità ridotta e la necessità di esecuzione di fasi di decompressione programmate. Queste tecniche richiedono non solo abilità individuali ma anche un coordinamento rigoroso tra team diversi impegnati nella stessa catena di recupero.

La complessità delle operazioni di recupero

Le salme si trovavano all’interno della terza camera della cavità di Alimathà, in fondo a un cunicolo stretto: per estrarle è stata messa in atto una vera e propria staffetta tra squadre specializzate, organizzata per rispettare i tempi di decompressione necessari e per limitare l’esposizione dei soccorritori al rischio. I passaggi tra i diversi livelli di profondità e la collaborazione con forze locali hanno permesso il trasferimento in superficie dei corpi in sicurezza relativa.

Modalità operative della staffetta

Secondo le ricostruzioni operative, la procedura prevedeva il trasferimento dei corpi partendo da profondità elevate e passando attraverso più team: il primo tratto, con l’uso di moto scooter subacquei, portava i corpi verso quote intermedie dove si effettuavano le prime fasi di decompressione; poi altri sommozzatori, compresi militari, prendevano in consegna il carico fino alla consegna alla polizia locale a quote più prossime alla superficie.

Le possibili cause dell’incidente e le indagini in corso

Le autorità italiane e maldiviane stanno ancora chiarendo la dinamica che ha portato alla morte dei cinque sub, tra cui la biologa marina e docente universitaria Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, i ricercatori Muriel Oddenino e Federico Gualtieri e l’istruttore Gianluca Benedetti. Tra gli elementi emersi nei briefing successivi vi sono dubbi sull’ingresso nella grotta, sull’uso o meno di sagole guida (il cosiddetto “filo di Arianna”) e sulle miscele respiratorie adottate durante l’immersione.

Visibilità e disorientamento in grotta

Gli investigatori ipotizzano che il problema principale sia stato il sollevamento di sedimento dal fondo, provocato dal movimento delle pinne, che in un ambiente chiuso senza correnti può creare un fenomeno noto come silt-out. Il risultato è una perdita totale dei riferimenti visivi: in tali condizioni, come segnalato dagli esperti, “nemmeno il proprio dito si poteva vedere” a distanza dalla maschera, facilitando il disorientamento e l’insorgenza del panico.

Esperienze pregresse e motivazioni del ritorno

I tre sommozzatori finlandesi non sono estranei a situazioni estreme: in passato hanno assistito alla morte per annegamento di due Amici durante un’immersione a 135 metri in una grotta in Norvegia, esperienza che li ha segnati e che li ha visti tornare, contro indicazioni delle autorità, per recuperare i corpi. Anche nelle Maldive, le loro competenze tecniche e la determinazione a completare il recupero sono state decisive.

Progetti futuri e prevenzione

Paakkarinen ha dichiarato che i tre intendono tornare alle Maldive per mappare correttamente la grotta e contribuire così alla prevenzione di simili tragedie: una mappatura approfondita permetterebbe di comprendere i passaggi critici, segnalare i rischi e definire protocolli operativi per chiunque si avventuri in ambienti cavernicoli speleo-subacquei.

Il riconoscimento ufficiale da parte del Capo dello Stato sottolinea l’importanza della professionalità e del coraggio in operazioni altamente specialistiche. Allo stesso tempo, la vicenda mantiene aperti interrogativi tecnici e procedurali che le indagini dovranno chiarire per evitare che tragedie analoghe si ripetano.