> > Trump pronto all'azione, ma nessun attacco imminente contro l'Iran

Trump pronto all'azione, ma nessun attacco imminente contro l'Iran

Trump pronto all'azione, ma nessun attacco imminente contro l'Iran

Trump rassicura sull'assenza di attacchi imminenti a Iran, ma conferma la prontezza degli USA al fianco di Netanyahu

In un’intervista rilasciata a una testata finanziaria britannica, Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti non stanno preparando alcun colpo militare contro l’Iran. Il presidente ha aggiunto che, pur non avendo una data fissata, gli USA rimangono pronti all’azione qualora le circostanze lo richiedessero, sottolineando che “sembra che stiamo ottenendo tutto ciò che vogliamo”.

Le parole di Trump sulla situazione iraniana

Quando gli è stato chiesto se i segnali inviati da Benjamin Netanyahu – premier israeliano – indicassero un imminente attacco entro la settimana, Trump ha risposto: “Sono pronto, siamo pronti. Siamo pronti all’azione, se necessario, ma potrebbe non esserci alcun motivo”. Ha inoltre dichiarato che gli USA non stanno combattendo una guerra contro l’Iran, distinguendo il conflitto potenziale da quelli più definiti, come la guerra in Ucraina o le due guerre mondiali.

Avvisi ai paesi del Golfo e movimenti militari

Fonti diplomatiche statunitensi hanno confermato di aver avvertito gli Paesi del Golfo di una possibile campagna contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre. Contemporaneamente, sono stati osservati spostamenti di portaerei, caccia e bombardieri nella regione, oltre a sistemi di difesa Patriot tratti dal Texas, segnalando che “tutte le opzioni sono ancora sul tavolo”.

Il legame tra Trump e Netanyahu dopo le elezioni israeliane

Le elezioni nella Knesset hanno rafforzato l’alleanza tra la Casa Bianca e il governo israeliano. Trump ha espresso pubblicamente il proprio sostegno a Netanyahu, sostenendo che senza il leader attuale “l’America dovrebbe fare il lavoro da sola”. Questa dichiarazione ha coinciso con una svolta elettorale che ha permesso al Likud di rimontare, trasformando una potenziale sconfitta in una “insperata rimonta”.

Operazione “Epic Fury” e possibilità di un attacco coordinato

Durante un raduno elettorale, Trump ha citato la disponibilità di “un’altra piccola Epic Fury”, lasciando intendere che un attacco di ritorsione contro l’Iran possa essere attivato con poche ore di preavviso. Otto mesi fa, il 28 febbraio, i due leader avevano già concordato una rapida operazione per “annientare” il programma nucleare iraniano, nonostante le obiezioni dei consiglieri militari del Pentagono.

Nonostante le tensioni tra i due alleati – con Trump che ha più volte rimproverato Netanyahu per aver, a suo avviso, “sabotato” i negoziati di pace in Medio Oriente – il sostegno politico e militare degli USA a Israele è rimasto inalterato. In questo periodo, le forze israeliane hanno intensificato le operazioni nella Striscia di Gaza, provocando la morte di almeno 74 mila palestinesi, mentre Washington ha tollerato azioni anche in Libano, Siria e Cisgiordania.

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