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Uccide moglie e figlio, la versione di Piero Moriconi: "Mirko chiedeva soldi, la madre mi picchiava"

Uccide moglie e figlio, la versione di Piero Moriconi: "Mirko chiedeva soldi, la madre mi picchiava"

Uccide moglie e figlio a Camaiore: l’uomo, arrestato per duplice omicidio, ha riferito agli inquirenti di una lunga serie di tensioni familiari.

A Camaiore, in provincia di Lucca, un uomo di 63 anni ha ucciso la moglie e il figlio al termine di una drammatica vicenda familiare. L’indagato ha fornito agli inquirenti la propria versione dei fatti, descrivendo un contesto domestico segnato da tensioni, conflitti e difficoltà relazionali ed economiche che avrebbero progressivamente aggravato la situazione.

Le vittime, il dolore della comunità e il lutto cittadino a Camaiore

Kety Andreoni lavorava in una RSA ed era molto conosciuta e stimata nella comunità locale. Il figlio Mirko Moriconi lavorava come cameriere a Viareggio ed era apprezzato anche per la sua passione per il canto. Sui social sono comparsi numerosi messaggi di cordoglio e fotografie in suo ricordo; un amico ha raccontato che aveva un tatuaggio con il nome del padre sul braccio.

La città ha proclamato il lutto cittadino e questa sera, 26 giugno, è prevista una fiaccolata alle 21, con partenza da piazza Romboni fino alla casa dove si è consumata la tragedia. Sulla vicenda è intervenuto anche l’arcivescovo Paolo Giulietti, che ha affermato: “La vita è sempre inviolabile. Non esistono scelte o condizioni che possano giustificare un omicidio”.

Uccide moglie e figlio, Piero Moriconi si difende: “Mirko chiedeva soldi, la madre mi picchiava”

“Mirko era violento, chiedeva continuamente soldi, mia moglie mi picchiata. Ho dovuto farlo”. Con queste parole Piero Moriconi, 63 anni, operaio edile, ha cercato di spiegare agli inquirenti il duplice omicidio avvenuto a Camaiore, in provincia di Lucca, in cui sono morti la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko Moriconi, 24 anni. Oggi, 26 giugno, è prevista l’udienza di convalida. Nel corso dell’interrogatorio del 25 giugno davanti alla pm Elena Leone, nella caserma dei carabinieri, l’uomo – detenuto nel carcere di Lucca con l’accusa di duplice omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela – ha descritto una situazione familiare segnata, a suo dire, da tensioni costanti. Ha dichiarato: “Era ingestibile, c’erano problemi psichiatrici, dovevamo nascondere i soldi in casa perché Mirko li prendesse”.

Riferendo le fasi precedenti alla tragedia, Moriconi ha parlato del rientro del figlio, di una nuova lite legata al denaro e del gesto finale: “Ho preso il fucile da caccia e ho sparato a tutti e due”. L’episodio sarebbe avvenuto al termine di una discussione degenerata all’interno dell’abitazione. Tra gli elementi emersi, anche il riferimento all’orientamento sessuale del giovane, che l’indagato ha però escluso come movente del delitto. Ha invece parlato di difficoltà personali del figlio, che in passato si sarebbe rivolto al consultorio transgender di Torre del Lago, collegando il clima domestico a presunte fragilità e problemi di dipendenza. Moriconi ha inoltre riferito conflitti con la moglie, sostenendo che volesse lasciare la casa: “Voleva andare via di casa e lasciarmi da solo col problema di Mirko”. Ha anche dichiarato di aver subito aggressioni da parte della donna, circostanze ancora da verificare.

Il suo avvocato d’ufficio Giacomo Fabbri lo ha descritto come “prostrato” e senza precedenti penali, respingendo l’ipotesi di un movente legato all’orientamento del figlio. La difesa ha inoltre riferito che il giovane avrebbe avuto recenti problemi di salute con un ricovero ospedaliero.

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