Il governo ha annunciato l’opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica con udienza fissata il 30 settembre a Roma, dove il giudice valuterà la chiusura del procedimento. L’Avvocatura dello Stato è stata incaricata di intervenire, mentre il fascicolo si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2026.
Il passaggio arriva in coincidenza con l’anniversario del 27 giugno 1980, quando il DC-9 partito da Bologna e diretto a Palermo precipitò nel Tirreno causando 81 vittime. Il Quirinale ha ribadito il dovere di ricostruire i fatti, mentre l’associazione dei familiari ha espresso sostegno alla scelta dell’esecutivo, che tiene aperto il canale giudiziario su un caso da decenni irrisolto.
Opposizione del governo e udienza del 30 settembre
La Presidenza del Consiglio ha reso noto che l’opposizione sarà sostenuta in aula dall’Avvocatura dello Stato in un contesto procedurale che non consente ancora la costituzione di parte civile, stante la fase delle indagini preliminari. L’udienza del 30 settembre chiamerà il giudice a decidere sulla richiesta dei pubblici ministeri di archiviare il procedimento.
La scelta dell’esecutivo si inserisce in una cornice giudiziaria stratificata, con esiti divergenti tra penale e civile. La decisione punta a preservare il perimetro d’indagine e a valutare ulteriori sviluppi istruttori, mantenendo attivo il controllo giurisdizionale su atti e risultanze tecniche accumulati nel tempo.
Le indagini, le assoluzioni penali e le responsabilità civili
Le inchieste hanno conosciuto svolte sin dai primi anni: dalle ipotesi di cedimento strutturale o esplosione interna si è passati, dopo il recupero del relitto, a nuovi accertamenti tecnici che hanno mutato la direzione investigativa. Nel 1990 il giudice istruttore Rosario Priore ha assunto la guida dell’indagine, depositando il 31 agosto 1999 un’ordinanza-sentenza che ha ricondotto la perdita del velivolo a un contesto di intercettazione militare e a un’azione di guerra.
Su quelle basi sono stati rinviati a giudizio ufficiali dell’Aeronautica Militare con accuse legate a occultamento di informazioni e falsa testimonianza. Il processo si è concluso con assoluzioni in primo grado nel 2004, confermate in appello nel 2005 e divenute definitive con la Corte di cassazione nel 2007, senza condanne per l’abbattimento del DC-9.
Parallelamente, la giurisprudenza civile ha riconosciuto la responsabilità dello Stato per mancata tutela della sicurezza del volo e per ostacoli all’accertamento della verità, con risarcimenti ai familiari delle vittime e alla compagnia Itavia. Le decisioni confermate in Cassazione hanno individuato profili di responsabilità dei ministeri competenti, in relazione al controllo degli spazi aerei e alla vigilanza sul traffico.
La nuova inchiesta e le dichiarazioni di Cossiga
Una nuova inchiesta è stata aperta nel 2008 a seguito delle dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del DC-9 Itavia. L’attuale richiesta di archiviazione si misura con questo troncone investigativo, con verifiche su scenario militare internazionale e su eventuali condotte di depistaggio.
Gli inquirenti hanno raccolto nel tempo atti, perizie e riscontri tecnici su traiettorietracciati radar e movimenti aerei coevi all’incidente, ma la ricostruzione giudiziaria non ha ancora prodotto un esito penale definitivo. L’udienza del 30 settembre è il punto formale in cui si confronteranno opposte valutazioni su sufficienza e qualità del compendio probatorio.
Reazioni istituzionali e dei familiari delle vittime
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affermato: “Nella storia della Repubblica il segno di quella catastrofe non è cancellabile”. Ha aggiunto: “Ottantuno vite vennero distrutte. Morirono tutti i passeggeri e i componenti dell’equipaggio del DC9 partito da Bologna e diretto a Palermo.” E ha concluso: “Ricomporre quanto avvenne sul mar Tirreno in quel tragico 27 giugno 1980 rimane un dovere irrinunciabile.”
L’associazione dei familiari, guidata da Daria Bonfietti ha definito la richiesta dei pm “una sconfitta per la magistratura, per la giustizia, per la verità e per la storia stessa del nostro Paese”. In una nota, ha inoltre sottolineato: “Quella della presidente Meloni è una scelta che l’associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica aveva formulato e della quale Daria Bonfietti ringrazia”.
Nel richiamo pubblico alla memoria, sono stati ricordati i numerosi familiari che non hanno avuto la possibilità di una sepoltura per tutti i congiunti. Le iniziative commemorative hanno accompagnato gli sviluppi giudiziari, mentre il tema dei depistaggi e delle omissioni documentali è rimasto centrale nelle posizioni dell’associazione e in varie fasi istruttorie.
La presa di posizione dell’esecutivo mantiene alta l’attenzione sulle responsabilità connesse alla gestione e al controllo degli spazi aerei sul Tirreno. In attesa della decisione del giudice, il procedimento prosegue nella cornice delle indagini preliminari senza ancora la possibilità di costituzione di parte civile.
