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Val di Fassa, i turisti in fuga: «Un boato, poi la montagna che crolla verso di noi»

Frana in Val di Fassa dopo nubifragio, turisti bloccati in hotel o in fuga

Val di Fassa, i turisti in fuga: «Un boato, poi la montagna che crolla verso di noi»

Val di Fassa, i turisti in fuga: «Un boato, poi la montagna che crolla verso di noi». Questa la situazione a seguito del nubifragio che si è abbattuto sulla valle, l’ennesimo che porta con sé oltre all’acqua, strascichi non da poco sull’ambiente circostante.

Si tratta infatti dell’ennesima frana importante della stagione estiva, dopo quella della strage in Marmolada.

Le testimonianze shock dei turisti testimoni dell’inferno di Val di Fassa

Era il termine delle vacanze di Lucia e Maria Rita, che si erano attardate per approntare i bagagli e partire quando: «Stavamo in camera d’albergo, la proprietaria dell’hotel ci ha detto “prendete quello che vi serve, dobbiamo andare”. A quel punto abbiamo visto le strade piene di fango e la montagna che si sgretola, lì abbiamo avuto paura».

Anche gli altri ospiti dell’Hotel sono di fatto sfollati in questo momento, indecisi su quale sia la decisione più giusta da prendere in questo caso. Un gruppo di toscani spiega: «Vedi – dicono indicando la strada De Chieva – Abbiamo visto scorrere qui tutta l’acqua. Non sappiamo che fare, il meteo dà ancora brutto tempo. Tornare a casa significa terminare la vacanza ma è rischioso, se si ripresenta la stessa situazione». Alessio, Cinzia e la piccola Denise sono a loro volta bloccati dalla frana, che ha intrappolato loro le macchine, mentre stavano riempiendo le valigie per andarsene vista la situazione a rischio, ma la montagna li ha preceduti: «Abbiamo sentito un grande boato, come un tuono poco prima di mezzanotte — spiega Cinzia — Ci siamo affacciati ed era sereno.

E dopo cinque secondi è iniziato un grande scroscio. Ci siamo affacciati di nuovo e abbiamo visto l’acqua venire giù. Non c’era una via d’uscita e non sapevamo dove andare, per fortuna i vigili del fuoco hanno rotto la staccionata che ci bloccava, abbiamo calato già la bambina e siamo a nostra volta scesi da un tratto molto ripido, è stata davvero un’esperienza paurosa».

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