Vladimir Putin si candiderà come indipendente alle elezioni
Vladimir Putin si candiderà come indipendente alle elezioni
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Vladimir Putin si candiderà come indipendente alle elezioni

Vladimir Putin
Il premier russo Vladimir Putin ha dichiarato di volersi candidare da indipendente alle prossime elezioni presidenziali, previste per il 2018.

Il premier russo Vladimir Putin ha dichiarato di volersi candidare da indipendente alle prossime elezioni presidenziali, previste per il 2018.

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, si avvicinano per i russi le prossime elezioni presidenziali. Tra i candidati non poteva certo mancare Vladimir Putin, l’attuale presidente. Ha fatto sapere infatti che si candiderà di nuovo per il Cremlino per il 2018. Questa volta Vladimir Putin si candiderà però come indipendente. Lo aveva già annunciato il 6 Dicembre scorso durante un discorso agli operai di una fabbrica di automobili a Nizhny, vicino Novgorod. Putin si è detto sicuro del sostegno popolare e di tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Russia. A chi gli chiede conto della mancata opposizione politica nel paese risponde che non è compito suo formarla.

Vladimir Putin domina incontrastato la politica Russa da quasi 17 lunghi anni ormai. Voci di opposizione ci sono state negli anni passati. Voci eccellenti, come il Gran Maestro di scacchi G. Kasparov, il blogger russo Navalny e la fu giornalista Anna Stepanovna Politkovskaja.

Voci di critica verso la sua politica di potenza condotta dentro e fuori la Russia.

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Malgrado le critiche e i modi poco ortodossi di alcune sue mosse politiche, tuttavia è innegabile che materialmente sembrano portare risultati. Recente è la notizia del meeting tripartito con il siriano Assad e con l’iraniano Rohani. Meeting avvenuto nella residenza del premier russo a Sochi, sul Mar Nero. Per quanto siano aspre le critiche mossegli dal mondo internazionale è innegabile la sua destrezza a sapersi muovere tra le stanze del potere. Di recente, appena terminati gli scontri con gli uomini dell’ISIS sul suolo siriano, è stato annunciato il suo ritiro delle truppe. Una lieta notizia per i russi. Purtuttavia su questa decisione pesa l’accusa di essere più una manovra politica (o promessa) in vista delle prossime elezioni più che una vera manovra di ritiro da uno dei teatri geopolitici più caldi del pianeta.

La strategia russa

Con il progressivo ritiro degli USA tramite la politica dell’America First, la Russia di Putin tenta di insinuarsi nei buchi politici lasciati qua e là attraverso il mondo. Un esempio abbastanza palese di questo modus operandi è l’inserimento della Russia nello scacchiere della partita internazionale disputata in Libia. Con il ritiro americano, i russi sono subentrati loro, giocando un ruolo d’appoggio al governo condotto dal generale libico Khalifa Belqasim Haftar. Un reale ritiro dalla Siria non può suonare come vero data la pericolosa tensione crescente. Tensione nata proprio dalla recente decisione americana di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele. Questa recente tensione sta percorrendo l’intero Medioriente. E sta portando alla modificazione dei rapporti di forza e delle alleanze nella regione.

Da un lato si svela l’asse tra Arabia Saudita e Israele (entrambe legate agli USA economicamente e militarmente). Dall’altro lato si verifica un fatto nuovo e scomodo. La Turchia, membro della NATO, in seguito alla decisione di Trump, sembra aver chiuso i rapporti diplomatici ufficiali con Israele e si schiera per il no, trovando appoggio presso la Russia. La partita politica si infittisce ulteriormente sopra una già complicata situazione. Putin a tutti i costi vuole restare sulla poltrona per continuare a condurre il gioco.

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