Libia, l’Isis avanza ancora, ma l’accordo ONU è vicino COMMENTA  

Libia, l’Isis avanza ancora, ma l’accordo ONU è vicino COMMENTA  

La notizia che la sottoscrizione degli accordi per la formazione di un governo di unità nazionale in Libia fosse imminente è stata data così tante volte che se ne è perso il conto.

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Al contrario, non ci si dimentica che, nonostante tutti i proclami, quelle firme non sono mai arrivate, ogni volta bloccate da ripensamenti e polemiche. Le ultime riguardavano addirittura la figura stessa del mediatore delle Nazioni Unite, Bernardino Leon, accusato di condurre affari personali con alcuni sceicchi nel bel mezzo del suo mandato in Libia. Per quali che siano le reali motivazioni, lo stallo ha finito per favorire, in definitiva, una e una sola fazione, quella dello Stato Islamico, che prolifera e si rafforza nel caos, estendendo la propria area di influenza nonché la propria presenza in termini geografici. In questo momento, i miliziani di Daesh si troverebbero a meno di settanta chilometri da Tripoli, a seguito della presa di Sabrata, ma il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha precisato che quelle circa l’avanzata dell’Isis in Libia sono “informazioni conflittuali” e “non confermate”.

Vere o meno che siano quelle informazioni, resta il fatto che la firma degli accordi fra il parlamento laico di Tobruk e quello islamico di Tripoli è più che mai necessaria, perché solo la pacificazione interna può porre fine all’ingerenza dell’Isis in Libia. Il nuovo delegato ONU, il tedesco Martin Kobler, ha annunciato che quella firma dovrebbe arrivare il prossimo 16 dicembre, forse in Marocco. La data è stata confermata sia da Mohamed Choueib, portavoce del parlamento di Tobruk, sia da Salah el Makhzoun, portavoce del parlamento di Tripoli. I dettagli dell’accordo non sono noti, al momento, ma è probabile che venga, almeno in parte, mantenuta l’impostazione data a suo tempo da Leon di un governo costituito da rappresentanti delle diverse fazioni, con un presidente unico, e con poteri da esercitare in base a decisioni prese all’unanimità. Impossibile, del resto, pensare che Tobruk possa prevalere in modo netto su Tripoli o viceversa, perché “l’obiettivo” come ha precisato il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni (che si appresta a coordinare un incontro, a Roma, domenica prossima, proprio sulla situazione della Libia) “è di ottenere il più alto livello di consenso possibile sul governo di unità nazionale negoziato sotto egida Onu. In qualsiasi negoziato, non ho mai visto un consenso al 100%. Noi speriamo in un 90%”.

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