Le cinque donne che si battono per un futuro migliore COMMENTA  

Le cinque donne che si battono per un futuro migliore COMMENTA  

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Sono le protagoniste indiscusse dell’anno che si è appena concluso, cinque donne speciali di poche parole, ma molto pratiche e determinate. Ve le presentiamo una per volta.


1)     Michelle Bachelet: sessantadue anni, è tornata a guidare il Cile. Ha promesso soldi per la scuola pubblica, di aprire alle coppie gay e all’aborto in caso di stupro.

Di cambiare soprattutto la Costituzione ereditata da Pinochet. Le donne di sinistra stanno a guardare se quella del “fare” è la politica del “fare davvero”;

2)     Serena Dandini: ultimamente si è parlato spesso della violenza sulle donne.

Grazie anche a Serena Dandini e al suo progetto teatrale sul femminicidio “ Ferite a morte”, dove le vittime tornano a dire la loro (versione) accusando le altre che, in vita, oggi non lo fanno.

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Un lavoro messo in scena anche al Palazzo dell’Onu;

3)     Ursula Von Der Leyen: 55 anni, appena nominata nuovo ministro della Difesa in Germania (prima volta per una donna), è madre di sette figli. Laureata in Ginecologia, per anni ha fatto solo il medico, entrando attivamente in politica solo nel 2001. E’ vista come l’erede di Angela Merkel;

4)     Malala Yousufzai: pakistana, a 13 anni curava già un blog dove denunciava il regime dei talebani. Per questo, un anno dopo, è stata ferita gravemente alla testa. Ha parlato all’Onu ed è stata la più giovane candidata al Nobel per la pace. Ha vinto il premio Sakharov per la libertà di pensiero;

5)     Maria Giovanna Pietropaolo: a 25 anni è la prima ricercatrice italiana ad aver vinto il premio “Henry Dunant”, riconosciuto a chi contribuisca, con un lavoro accademico eccezionale, a rinnovare e approfondire l’impegno nel campo dei diritti umani. Laureata in Giurisprudenza, Maria Giovanna è calabrese, originaria di Vibo Valentia. Lavora a Ginevra, presso la Croce Rossa Internazionale.

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