Moda Uomo: + 1,2% nel 2012 ma per il 2013…

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Moda Uomo: + 1,2% nel 2012 ma per il 2013…

Stando alle previsioni il fatturato del 2012 dell’industria della moda maschile italiana dovrebbe registrare un incremento dell’1,9% rispetto al 2011.

Il rallentamento si è manifestato nella seconda parte dell’anno ha influito a livello internazionale e non soltando in ambito nazionale e quindi non dovrebbe aver spostato di molto i dati.

L’incremento dell’1,9 percento si associa ad un fatturato complessivo nel 2012 pari a 8,6 miliardi di euro, mentre il fatturato 2011 era stato pari a 8,4 miliardi di euro contro gli 8,1 del 2010.

Nel 2012 la maggior spinta all’industria italiana della moda maschile è da ricondurre ancora una volta al mercato estero, in particolare extra-europeo. Secondo Smi “su base annua si stima un incremento dell’export nell’intorno del +2,4%” pari a circa 5 miliardi di euro, mentre l’import dovrebbe flettere almeno del 9,1%”.

Per l’attivo commerciale settoriale, “a fronte del suddetto andamento degli scambi con l’estero, si stima un deciso rimbalzo, che porterà il surplus di comparto a sfiorare il miliardo e mezzo di euro, ovvero a tornare su valori pre-crisi”.

Per quanto riguarda le prospettive 2013, gli operatori non appaiono ottimisti. Sulla base delle rilevazioni campionarie condotte da Smi nel mese di ottobre, “il 56% delle aziende operanti nel vestiario esterno maschile, interrogate sulle aspettative a breve, propende per una ‘stabilità’ delle condizioni congiunturali sperimentate nel 2012, mentre il restante 44% teme un peggioramento. Con riferimento agli ordini relativi alla prossima primavera/estate 2013 si conferma una bassa crescita del mercato estero (lievemente inferiore all’1%), con un mercato interno, invece, tornato negativo (-8% circa). Anche il 2013, così come il 2012, si caratterizzerà per una spinta proveniente soprattutto dalle aree extra-UE”.

Nel 2012 prosegue “un clima di forte debolezza del consumo delle famiglie italiane. Smi stima, per il quinto anno consecutivo un decremento in termini nominali dei consumi nell’ordine del -4,7%”.

 

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