Ocse, Italia tra i Paesi più vecchi: giovani senza lavoro
Ocse, Italia tra i Paesi più vecchi: giovani senza lavoro
Economia

Ocse, Italia tra i Paesi più vecchi: giovani senza lavoro

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Ocse, Italia tra i Paesi più vecchi: giovani senza lavoro

L'Italia è tra i paesi più vecchi dell'Ocse: gli anziani percepiscono redditi alti, mentre i giovani faticano a trovare lavoro. Ecco i dettagli dell'analisi dell'Ocse: per l'Italia un futuro non facile

Ocse, brutte notizie per l’Italia: secondo lo studio condotto dall’Ocse nel rapporto “Preventing Ageing Unequally”, che è stato pubblicato oggi, l’Italia è uno dei paesi più vecchi e dove i giovani hanno più difficoltà nel trovare lavoro. Un quadro non proprio roseo, dove ogni 100 persone che hanno tra i 20 e i 64 anni ce ne sono 38 della fascia over 65 anni. Le generazioni del futuro, da oggi al 2050, passeranno periodi peggiori rispetto a quelle che si sono susseguite dal dopoguerra ad oggi, in particolare per quello che riguarda il lavoro e la crisi economica. Il “Preventing Ageing Unequally” è il rapporto che l’Ocse stila per prevenire l’aumento delle disuguaglianze.

Ocse, in Italia situazione difficile

Secondo i dati emersi dall’analisi Ocse la situazione italiana andrà peggiorando da oggi al 2050. Un futuro non roseo per il nostro Paese dove, aumentano le persone anziane e quelle più giovani si trovano in difficoltà nel campo lavorativo.

Negli ultimi trent’anni il gap tra vecchie generazioni e nuove generazioni di italiani si è allargato; cresciuto anche il tasso di occupazione per le persone dai 55 ai 64 anni, con un incremento del 23%; e per gli adulti di 54-25 anni, con un incremento dell’1%. Diminuito invece tra i giovani, con un crollo dell’occupazione dell’11% nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni.

E all’aumentare del reddito degli anziani tra i 60 e i 64 anni, cresciuto del 25% dalla metà degli anni Ottanta ad oggi, corrisponde un aumento del tasso di povertà tra i giovani. Valore che, invece, è calato tra gli anziani. Le disuguaglianze fra i nati prima e dopo il 1980 risultano, dunque, maggiori sia rispetto ai restanti paesi europei, ma anche rispetto alle generazioni precedenti che hanno vissuto in Italia. Facendo una stima sul futuro emerge che queste disuguaglianze andranno aumentando con il passare degli anni: la disparità tra i giovani, dunque, porterà ad una disparità tra i pensionati del futuro.

Redditi più bassi per le donne

Un’ineguaglianza che, come esiste nel mondo del lavoro, esisterà anche nella fase pensionistica.

Al momento l’Italia è uno dei paesi con più anziani, ma secondo un calcolo statistico dei dati di cui dispone l’Ocse potrebbe classificarsi terzo al mondo nel 2050, con davanti solo Giappone e Spagna. La forbice tra persone tra i 20 e i 64 anni e gli over 65 potrebbe infatti aumentare in modo vertiginoso: si stima che su 100 persone tra i 20 e i 64 anni ce ne possano essere 38 over 65.

Disparità si rilevano anche dal punto di vista del sesso. Le donne italiane percepiscono il 20% in meno di stipendio rispetto agli uomini. Inoltre il 13% delle donne italiane, oltre i 50 anni, lascia il proprio lavoro per prendersi cura della famiglia e degli anziani: una percentuale molto alta se la si confronta con quella della Svezia dove le donne che curano gli anziani sono solo il 5%.

I redditi, infine, variano anche a seconda dell’anno di nascita.

Se le generazioni più anziane percepiscono redditi maggiori, quelle dei nati dal 1960 in poi tendono ad essere più poveri e ad avere redditi più bassi rispetto alle generazioni precedenti. I giovani, invece, manifestano difficoltà nel trovare lavoro e quindi tra loro è più alto il tasso di povertà.

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