Presidenziali USA 2016, Hillary Clinton regina del primo dibattito TV

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Presidenziali USA 2016, Hillary Clinton regina del primo dibattito TV

In this photo taken May 20, 2015, Democratic Presidential candidate Sen. Bernie Sanders, I-Vt., poses for a portrait before an interview with The Associated Press in Washington. For Democrats who had hoped to lure Massachusetts Sen. Elizabeth Warren into a presidential campaign, independent Sen. Bernie Sanders might be the next best thing. Sanders, who is opening his official presidential campaign Tuesday in Burlington, Vermont, aims to ignite a grassroots fire among left-leaning Democrats wary of Hillary Rodham Clinton. He is laying out an agenda in step with the party's progressive wing and compatible with Warren's platform _ reining in Wall Street banks, tackling college debt and creating a government-financed infrastructure jobs program. (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Sorride, Hillary Clinton, mentre guarda il presentatore Anderson Cooper. Sorride pure guardando l’avversario Bernie Sanders e sorride – ci mancherebbe – quando guarda il pubblico.

L’espressione è abusata, ma in questo caso la si usa volentieri: Hillary Clinton buca lo schermo. Disinvolta, sicura, autoritaria, eppure capace di non apparire troppo distante, con l’aria della ricca signora che certo non brilla per simpatia, ma sa bene come funziona il mondo e non dimentica chi sta peggio. Sul problema della diseguaglianza della distribuzione della ricchezza hanno del resto puntato molto sia lei, sia molti altri candidati, anche repubblicani, ma la Clinton sembra essere l’unica credibile su questo punto.

Nel primo dibattito televisivo fra i candidati democratici per le prossime presidenziali USA, trasmesso dalla CNN, Hillary Clinton ha stracciato tutti, incluso (anzi, soprattutto) l’avversario più vicino in termini di percentuali di consenso, ovvero il senatore Bernie Sanders, infilzato da un terribile uno – due in materia di armi da fuoco e, appunto, redistribuzione della ricchezza.

Due mezzi errori di Sanders si sono trasformati in due vittorie piene della Clinton. Sanders si è mostrato permissivo in materia di armi, intendendo dire che ci sono situazioni in cui queste non servono affatto a commettere violenze di alcun genere (come nel ‘suo’ Vermont), e Hillary Clinton ha affondato il primo colpo, dicendosi invece inflessibile sul tema, come l’opinione pubblica del momento sente di volere. Sanders ha provato a esporre alcune teorie sulla possibile applicazione del socialismo al sistema economico americano e Hillary Clinton non ha perso l’occasione per demolirlo invitandolo a “pensare a riformare il capitalismo anziché alla rivoluzione”.

Due ingenuità di Sanders, che, della compagnia, è senz’altro il più sincero e appassionato, tanto che, quando si è passati a parlare dello scandalo delle email, è stato lui in prima persona a zittire il conduttore che provava l’attacco alla Clinton, rinfacciandogli di parlare di argomenti di scarso interesse “anziché preoccuparsi della gente che perde il lavoro, del crollo del ceto medio, dei 27 milioni di americani che versano in condizioni di indigenza”. La Clinton, che si era peraltro già ben difesa sull’argomento, non ha potuto fare altro che ringraziare Sanders stringendogli la mano.

Poco da dire circa gli altri candidati (Lincoln Chafee, Martin O’Malley e Jim Webb), che hanno inciso pochissimo, rimanendo sempre ai margini del dibattito.

La strada è ancora lunga, ma Hillary Clinton, ieri sera, ha tirato fuori le unghie come mai aveva fatto prima (inclusa la campagna precedente, quella in cui a vincere fu Barack Obama), rimettendo al suo posto Sanders, il cui appeal elettorale, dopo ieri sera, è tutto da verificare, nonché respingendo l’ombra di Joe Biden, che molti, dopo le difficoltà di questi mesi della Clinton, vorrebbero candidato ufficiale forte per la Casa Bianca.

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