15enne stuprato con tubo, era ricoverato per l'asma
15enne stuprato con tubo, era ricoverato per l’asma
Cronaca

15enne stuprato con tubo, era ricoverato per l’asma

15enne stuprato

Un ragazzino è stato violentato da dei coetanei. Il fattaccio è avvenuto mentre il 15enne stuprato era ricoverato in una struttura per l'asma

Si è aperto il processo che vede il caso di un ragazzino 15enne stuprato. Gli autori della violenza sono stati dei suoi coetanei. Il 15enne stuprato era in cura nella zona di Belluno per un problema legato all’asma. La povera vittima è stata violentata mentre era legata al letto, ed è stata sodomizzata con un tubo. Anche i violentatori erano pazienti in cura. Coinvolto anche un vigilante, che non ha fatto nulla per evitare che il fattaccio avvenisse. Lo stupro risale al 2013.

15enne stuprato processi

Mercoledì 14 febbraio si è aperto il processo a Belluno, con la prima udienza, che vede un vigilante che non ha fermato i violentatori. Il prossimo 10 ottobre, alle ore 9.30, i testimoni del pubblico ministero, dell’accusa e della difesa verranno ascoltati. Il 5 dicembre successivo la parola passerà al vigilante, il 32enne Alberto Sandini. Lui è accusato di omessa vigilanza. La parte offesa non si è costituita parte civile.
I tre adolescenti, accusati di stupro di gruppo, sono invece sotto processo presso il tribunale dei Minori di Venezia.

I ragazzini, accusati di violenza sessuale di gruppo, si erano conosciuti nella struttura di Misurina, dove si trovavano per curare la propria asma. Provenivano tutti dal Veneto. Anche la vittima che era di Conegliano. Si erano recati lì per problemi di salute, esattamente come il 15enne stuprato.

La violenza

I raccapriccianti fatti sono risalenti alla fine di luglio 2013. Durante la notte, tre pazienti di un’età compresa tra i 14 e i 16 anni, ospiti della struttura, si sono intrufolati nella stanza di un ragazzino di 15 anni. Dopo averlo immobilizzato a letto, legandogli mani e piedi con dello scotch, lo hanno orrendamente violentato. Il poveretto è stato sodomizzato con un tubo. Nessuno in giro si è accorto di cosa stesse succedendo. Ma qualcuno, in giro, sarebbe dovuto esserci. Alberto Sandini, infatti, era il vigilante di turno in quel momento, e avrebbe dovuto fermare il terribile gesto di quei tre ragazzetti, e soccorrere il 15enne stuprato.

Ma non è successo ciò che doveva accadere, e ciò che invece non doveva ha continuato ad essere. Alberto Sandini, che adesso è sostenuto dal penalista Giovanni Caruso, aveva deciso di fare la stagione estiva nell’istituto di Misurina per racimolare qualche soldo come addetto alla vigilanza notturna, e pagarsi così gli studi all’università.

Il fatto è sconvolgente. Non solo per la violenza sessuale in sé e per il 15enne stuprato, ma soprattutto per il fatto che a commettere il terribile gesto sono stati degli altri adolescenti. Un episodio sconcertante, che mischia perversione e cattiveria gratuita. Cattiveria gratuita da parte di ragazzini. Chissà cosa gli ha spinti a ciò. Molto probabilmente è il sintomo di un malessere profondo, forse causato da problemi in famiglia e/o da errori dei loro genitori, che potrebbero essere mancati in qualche aspetto educativo. Bisogna subito porvi rimedio, nel modo, si spera, più efficace che si può.

Rettifica Opera Diocesana San Bernardo

Ci arriva in redazione una precisazione dell’Opera Diocesana San Bernando sulla vicenda.

“I presunti episodi di bullismo risalenti all’estate del 2013, al vaglio della Magistratura, sono stati prontamente segnalati al Tribunale dei Minori di Venezia proprio dall’Opera Diocesana stessa, informata dal personale dipendente, consentendo così l’inizio delle indagini, sfociate, oggi, nel procedimento penale riportato nel citato articolo.

Inoltre, l’Opera Diocesana ha prontamente segnalato alle famiglie delle persone coinvolte la notizia del verificarsi dei presunti atti di bullismo oggi oggetto di processo penale, dandone sempre contestuale evidenza e comunicazione anche all’Autorità Giudiziaria competente.

L’Opera Diocesana è parte lesa in questa vicenda, e non è stata oggetto di nessun provvedimento giudiziario, risultando totalmente estranea ai fatti.

L’Opera Diocesana ha appreso solo oggi, a distanza di cinque anni, della conclusione delle indagini e dell’inizio del processo”.

© Riproduzione riservata

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