Negli ultimi mesi la Groenlandia è tornata al centro della diplomazia internazionale grazie alla proposta del presidente Donald Trump di acquistare l’isola. Dopo un acceso dibattito a Copenaghen e una serie di dichiarazioni controverse, gli Stati Uniti hanno raggiunto un’intesa con la Danimarca e con il governo di Nuuk che, pur non trasferendo la sovranità, garantisce a Washington un ruolo permanente nella sicurezza dell’area artica.
Il retroscena storico dell’accesso americano all’Artico
Durante la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti stipularono un accordo con la Danimarca per utilizzare la Groenlandia come avamposto contro le mire naziste, creando la prima base militare a Pituffik nel 1953. Dopo la guerra, il patto fu formalizzato nel 1951 come trattato di difesa poi rinnovato nel 2004.
Grazie a quello stesso accordo, durante la Guerra Fredda Washington poté gestire fino a 25mila truppe distribuite su 17 basi dimostrando che la presenza americana sull’isola è radicata da quasi 80 anni.
Le basi della Guerra Fredda
La Pituffik Space Base costruita nel 1953 a poco più di mille chilometri dal circolo polare artico, è rimasta operativa fino ai giorni nostri, anche se la presenza attuale è molto più ridotta rispetto al picco della Guerra Fredda.
Tuttavia, la storia dimostra che il diritto americano di ampliare la propria presenza è stato già riconosciuto in diverse occasioni, rendendo il nuovo accordo una formalizzazione di un ruolo già esistente.
Le novità dell’intesa firmata a Copenaghen
Il documento, ancora non pubblicato integralmente, prevede accesso permanente per gli USA all’isola, il diritto di stazionamento e di sorvolo, nonché la possibilità di espandere la presenza militare. Una clausola chiave vieta a paesi non NATO di stabilire basi o di effettuare investimenti strategici nei settori dei minerali critici. La premier Mette Frederiksen ha definito l’accordo “un buon accordo” e ha aggiunto che “rafforza la nostra sicurezza comune nell’Artico e nell’area del Nord Atlantico“. Allo stesso tempo ha ribadito “la sovranità e l’integrità territoriale del Regno e il diritto del popolo groenlandese alla determinazione“.
Divieto per paesi non NATO
Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che “Questo accordo affronta in modo permanente e completo le nostre preoccupazioni di sicurezza riguardo alla Groenlandia“. Il presidente Trump ha poi proclamato su Truth: “D’ora in poi nessun avversario degli Stati Uniti potrà avere una base militare in Groenlandia o fare investimenti sensibili senza la nostra esplicita autorizzazione scritta“. Tali disposizioni mirano a contenere le ambizioni di Russia e Cina nella regione artica.
Reazioni e interpretazioni politiche
Il giornalista danese abbia osservato che “i ministri, diplomatici e funzionari sono riusciti a vendere a Trump questo accordo come una sua grande vittoria personale”, evidenziando lo scollamento tra la percezione americana e la realtà diplomatica. Il commentatore televisivo Torsten Jansen lo ha definito “una spettacolare sconfitta” per il presidente, poiché l’accordo non supera le strutture già in atto. Al contrario, il ricercatore Marco Jacobsen del Royal Danish Defence College ritiene che “Trump ne esce apparendo vincitore, un buon uomo d’affari che ha spinto Danimarca e Groenlandia verso qualcosa di nuovo”, sottolineando l’utilità del patto per le esigenze di sicurezza comuni.
In sostanza, l’isola rimane un territorio autonomo del Regno di Danimarca con il diritto all’autodeterminazione riconosciuto espressamente. Tuttavia, la nuova intesa rappresenta una svolta strategica per gli Stati Uniti, che ora possono contare su una base legale solida per una presenza militare permanente nell’Artico, anche in caso di futura indipendenza groenlandese. La questione dimostra come, partendo da una richiesta massimalista – l’acquisto dell’isola – Washington abbia ottenuto un risultato di valore strategico senza modificare alcuna frontiera.
