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Alberto Stasi, dopo 14 anni chiede di lavorare fuori dal carcere

Alberto Stasi in carcere da 6 anni per l'omicidio della fidamzata Chiara Poggi, avrebbe richiesto di lavorare fuori dal penitenziaro durante il giorno.

alberto stasi

A esattamente 14 anni di distanza dall’micidio di Garlasco e dalla sua incarcerazione, Alberto Stasi avrebbe richiesto di poter lavorare nelle ore diurne fuori dal carcere di Bollate dove sta scontando la pena e lavora presso un call center.

La conferma dell’avvocato: “Vogliamo farlo reinserire nella società”.

Omicidio Garlasco, Alberto Stasi vuole lavorare fuori dal carcere

Il 13 agosto 2007, esattamente 14 anni fa, Alberto Stasi venne condannato per l‘omicidio a Garlasco della fidanzata Chiara Poggi, e dopo tanti anni di silenzio e ricorsi in tribunale, ora torna con una richiesta specifica: lavorare fuori dal carcere di Bollate.

Nel 2007 iniziarono le indagini sull’omicidio, ma solo il 12 dicembre 2015 entrò nel penitenziario, senza più uscire.

La Cassazione infatti confermò la condanna a 16 anni, dopo che lui stesso confessò di aver compiuto l’efferato gesto.

Alberto Stasi, l’avvocato: “Puntiamo al suo reinserimento sociale”

Anche l’avvocato di Stasi, la dottoressa Laura Panciroli che da poco più di un anno e mezzo ha assunto la sua difesa, ha confermato la volontà del suo assistito di trovare maggiore “libertà” lavorativa fuori dalle mura del carcere: “È un’ipotesi  e i termini per chiederlo sono ormai maturati.

Il problema è trovare un lavoro adeguato, corretto, in un contesto protetto, vista anche l’esposizione mediatica che ha avuto tutta la vicenda“.

Sono in corso valutazioni, nella prospettiva della rieducazione e del reinserimento socialecontinua l’avvocato-Ovviamente, se ci sarà una richiesta, dovrà poi essere valutata dal tribunale di sorveglianza“.

La vita passata e presente di Alberto Stasi

Alberto Stasi all’epoca dei fatti aveva 24 anni e pochi mesi dopo l’omicidio, nel 2008 si era laureato in Economia alla Bocconi, ma dopo il suo ingresso al penitenziario non ha voluto proseguire gli studi del suo percorso universitario.

In carcere dal 2015, in questi 6 anni ha lavorato per una cooperativa che ha appaltato servizi di compagnie telefoniche, svolgendo quindi mansioni di call center e attività d’ufficio.

Un lavoro mai stato affine con gli studi di Stasi, e che ora pare stare un po’ stretto. Sei anni non sono abbastanza per chiedere permessi lavorativi di questo calibro, e per questo motivo ora la palla passa al tribunale, che dovrà riconsiderare lo status di Stasi, e valutare possibili permessi diurni in futuro.

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