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Alex Katz al Mart: una pittura felice e una lezione di unicità

Rovereto, 20 mag. (askanews) – Un pittore rimasto tale per tutta la vita, concentrandosi solo su ritratti e paesaggi, ma che continua, oggi che ha 95 anni, a essere uno dei grandi dell’arte contemporanea americana. Alex Katz è il protagonista di una mostra importante al Mart di Rovereto, che restituisce una dimensione storica, oltre che immaginifica, al percorso dell’artista.

“Alex Katz – ha detto ad askanews il curatore dell’esposizione, Denis Isaia – è una figura del tutto anomala, non si può dire eccentrico, perché sicuramente non è un eccentrico, ma a suo modo è unico.

Lui fa propri tutti gli insegnamenti delle scuola precedenti, detto che lui non ne ha una propria, ma in lui troviamo l’Espressionismo astratto, troviamo la Pop Art, troviamo il Regionalismo americano. Troviamo tutti quegli elementi che hanno costituito la grande storia della pittura americana, che però lui trasforma in un racconto tutto suo”.

La mostra è intitolata “La vita dolce”, in riferimento alla semplicità che Katz stesso rivendica al proprio lavoro, lontano da “labirinti concettuali”.

Eppure poi, guardando i suoi grandi dipinti non si può non restare ammirati di fronte all’uso profondamente consapevole del medium pittorico, che si affianca a una costante prossimità con i suoi soggetti che a sua volta sottende un profondo ragionamento sul tema della realtà e della sua rappresentazione. E poi, altro aspetto chiave del progetto del Mart, la mostra sottolinea il ruolo dell’Italia nella scoperta di Alex Katz.

“La mostra – ha aggiunto il curatore – nasce attorno a un riconoscimento, quello del ruolo di due gallerie, Emilio Mazzoli e Monica De Cardenas, che a partire dagli anni Novanta lavorano su Katz. E quando loro iniziano a lavorare con lui, Katz era un emerito sconosciuto in Europa”.

Oggi i volti di donna di Katz o le sue grandi figure nello spazio colorato della tela sono dei classici, fanno parte di un immaginario collettivo. Eppure si tratta di un’esplosione tardiva, che, forse anche per questo, ci appare ancora più sorprendente e che ci porta fino a rifletterete sul ruolo della pittura figurativa oggi. “Alla fine – ha concluso Denis Isaia – i grandi pittori tornano sempre alla figura, perché la figura è uno scoglio enorme, soprattutto il corpo umano”.

Alex Katz continua a farlo a modo proprio, da singolo, con un’arte che può esprimere anche un “felice disimpegno”, ma che si pone il problema, ed è un problema morale in fondo, di ragionare sulla vita e sugli affetti, oltre che sul senso dei luoghi e della nostra profonda, e spesso misteriosa relazione con essi.

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