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Appello alla Corte d’Assise di Roma per i tre 007 egiziani

Appello alla Corte d’Assise di Roma per i tre 007 egiziani

Tre agenti egiziani condannati per il sequestro di Regeni affrontano l’appello, con la possibilità che la prescrizione si sposti oltre il 2027.

Il 28 settembre la Corte d’Assise di Roma ha emesso una sentenza giudiziaria storica: tre membri dei servizi di sicurezza egiziani sono stati riconosciuti colpevoli di sequestro di persona e condannati a dieci anni di carcere per il caso del ricercatore italiano Giulio Regeni, ucciso a Il Cairo nel 2016. Il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed sono stati giudicati responsabili, mentre il generale Tariq Sabir è stato assolto.

Dettagli della prima sentenza e risarcimenti

Oltre alla pena detentiva, la Corte ha disposto risarcimenti provvisori: 200 mila euro a ciascun genitore di Regeni, 100 mila euro alla sorella Irene e 150 mila euro alla Presidenza del Consiglio dei ministri, sede di Palazzo Chigi. L’Avvocatura dello Stato dovrà ora localizzare i tre condannati per farli pagare le somme stabilite.

La decisione è stata definita “storica” dal pubblico ministero, ma è già stata etichettata come “limitata” dal ministro degli Esteri, che ha sottolineato che la condanna non implica una responsabilità dell’intero regime egiziano.

Le prospettive dell’appello e gli ostacoli procedurali

I difensori d’ufficio degli imputati, assenti durante il processo, hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello.

L’assenza di Sharif, Helmi e Mohamed complica la procedura, perché la riforma Cartabia (articolo 581) richiede una procura speciale firmata dagli imputati per consentire al loro avvocato di impugnare la sentenza. Gli avvocati sostengono che tale obbligo violi il diritto di difesa, aprendo la porta a una questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale.

Richiesta di legittimità costituzionale

Nel ricorso preliminare i difensori intendono chiedere al giudice di sollevare l’interrogativo costituzionale sul rispetto dell’articolo 581, accusando la norma di creare un “collo di bottiglia” per gli imputati non presenti. Se la Corte Costituzionale accetterà la questione, l’appello potrebbe subire ulteriori ritardi, perché la decisione della Corte Suprema sarebbe vincolante per tutti i tribunali di grado inferiore.

Rischio di prescrizione e scenari temporali

Il reato di sequestro di persona ha un termine di prescrizione di dodici anni e mezzo dal compimento dei fatti, fissato al 2 agosto 2028 (partendo dal gennaio 2016). Tuttavia, il procedimento è stato interrotto più volte: prima dall’assenza degli imputati (aprile 2022-2023) e poi dalla questione costituzionale decisa nella sentenza del 2026. Questi “stop-and-go” sposterebbero il limite effettivo di prescrizione a circa metà del 2030 rendendo cruciale la velocità dell’appello per evitare che la condanna si spenga per prescrizione.

Reazioni politiche e diplomatiche

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha ricordato le parole “Vedremo cosa succederà nel secondo e terzo grado” e ha sostenuto che la condanna riguarda solo le tre persone, non lo stato egiziano. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein ha definito tali affermazioni “parole gravi”, rimarcando la responsabilità del regime di Al Sisi. Anche alcuni deputati di opposizione hanno chiesto le dimissioni del ministro, accusandolo di sottovalutare la gravità del caso.

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