L’attentato avvenuto durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca ha riportato al centro il clima di forte tensione politica e mediatica che circonda Donald Trump. A poche ore dall’accaduto, il presidente degli Stati Uniti ha trasformato il racconto dell’episodio in un nuovo scontro pubblico con stampa e opposizione, rilanciando accuse, difendendo il proprio operato e respingendo con durezza ogni riferimento alle contestazioni rivoltegli dall’attentatore.
Donald Trump e il ritorno allo scontro con stampa e opposizione
A meno di ventiquattro ore dall’appello all’unità pronunciato dopo l’attentato avvenuto durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, Donald Trump ha rapidamente abbandonato i toni concilianti, tornando ad attaccare con durezza giornalisti e opposizione politica. Durante un’intervista rilasciata a CBS News, il presidente statunitense ha descritto con sicurezza la propria reazione nei momenti della sparatoria, sottolineando di non aver provato timore: “Non ero preoccupato.
Capisco come va la vita. Viviamo in un mondo folle”. Ha raccontato anche la reazione della moglie Melania, definendola pronta e lucida: secondo Trump, avrebbe compreso immediatamente la gravità della situazione e si sarebbe gettata a terra pur essendo spaventata.
Nel corso dell’intervista, il presidente ha descritto il presunto attentatore, Cole Tomas Allen, come un giovane profondamente instabile, parlando di lui come di una persona “molto disturbata” e sostenendo che fosse passato dall’essere cristiano a una radicalizzazione di stampo anticristiano.
Trump ha inoltre dichiarato che la famiglia del ragazzo fosse già fortemente preoccupata per il suo stato mentale. Riguardo alla dinamica dell’attacco, ha ammesso di aver rallentato inizialmente l’intervento del Secret Service perché voleva capire personalmente cosa stesse accadendo: “Aspettate un attimo, fatemi vedere”, avrebbe detto agli agenti nei primi istanti di confusione.
Attentato a Washington, Trump attacca la giornalista: “Vergognati, non sono né stupratore né pedofilo”
Il momento più teso dell’intervista è arrivato quando la giornalista Norah O’Donnell ha citato un passaggio del manifesto che Allen avrebbe inviato alla famiglia prima dell’attacco, in cui parlava di un “pedofilo, stupratore e traditore”, in un riferimento che sembrava rivolto proprio a Trump. La reazione del presidente è stata immediata e molto aggressiva: “Non sono uno stupratore né un pedofilo. E tu sei una persona orribile per aver letto queste parole. Dovresti vergognarti”. Trump ha respinto con forza ogni collegamento alle accuse, ribadendo di essere stato “completamente scagionato” e accusando invece i suoi avversari politici di essere vicini a Jeffrey Epstein.
Il presidente ha poi attribuito una responsabilità politica dell’attentato al movimento di protesta anti-Trump “No Kings”, sostenendo che la diffusione di gruppi di questo tipo favorisca la nascita di individui estremisti. “Io non sono un re. Se lo fossi, non starei qui a parlare con voi”, ha affermato. Nonostante le polemiche sulle falle nella sicurezza dell’Hilton Hotel, Trump ha difeso l’operato degli agenti presenti, sostenendo che “hanno fatto davvero un ottimo lavoro” e ricordando che l’attentatore è stato fermato rapidamente. Ha infine confermato la volontà di non rinunciare alla tradizionale cena dei corrispondenti, annunciando che l’evento verrà riprogrammato entro trenta giorni con misure di sicurezza rafforzate: “Non voglio che una persona fuori di testa possa cancellare qualcosa del genere”.
Cuando la periodista, Norah O’Donnell, leyó parte del manifiesto del tirador de anoche en la cena de corresponsales en la Casa Blanca, Trump se enojó (sintiéndose aludido por lo de “violador” y “pedófilo”), y comenzó a atacar a la periodista de “60 Minutos” que lo entrevistaba: pic.twitter.com/16Ehnj05Rg
— Vagabundo ilustrado (@vagoilustrado) April 27, 2026