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Ponte Allaro: dopo la chiusura il cartello beffa di ANAS

Il Codacons richiede la rimozione dei vertici di ANAS dopo la parziale chiusura del ponte Allaro in Calabria. Sotto accusa la "pochezza" dei vertici

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Nei giorni scorsi l’ANAS ha comunicato la chiusura parziale ai TIR del ponte Allaro, situato a Caulonia, in provincia di Reggio Calabria. La volontà di evitare il ripetersi di una tragedia similie a quella che ha colpto il Ponte Morandi a Genova , ha portato ANAS ha limitare il traffico sul ponte che giace lungo la Statale 106 Jonica.

Chiuso per l’abbassamento di due piloni

Una decisione presa da ANAS “in seguito all’abbassamento delle pile 5 e 6 del ponte, registrato mediante il sistema di monitoraggio topografico e inclinometrico attivato sullo stesso”.

In pratica due dei piloni che sorreggono il ponte si sono abbassati, causando una notevole inclinazione dei un tratto del fondo stradale. Una situazione che ha portato ANAS a disporre, oltre che un divieto di transito per veicoli superiori alle 7.5 tonnellate, un limite di velocità di 30km/h.

Il ponte era già parzialmente crollato nel 2006, ed era stato riaperto in seguito a lavori di consolidamento

La denuncia del CODACONS

Ma la denuncia del vicepresidente nazionale del Codacons Francesco Di Lieto – che arriva a chiedere le dimissioni dei vertici – alimenta le polemiche nei confronti dell’Ente Nazionale delle Strade.

Nella sua denuncia Di Lieto riporta infatti quella che definisce una “chicca fantastica” fornita da l’ANAS nelle motivazioni che la hanno portata a decretare la parziale chiusura del ponte.

Infatti il cartello di limitazione del traffico posizionato da ANAS giustifica la misura come conseguenza della caduta ponte Allaro”.

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Traffico limitato per “caduta ponte” Allaro

Un cartello del genere” – prosegue il vicepresidente – “finisce con il prendere in giro chi percorre le nostre strade”. Un cartello che secondo lui concentra “una pochezza, uno squallore e un menefreghismo tale da imporre una “immediata decapitazione dei vertici di ANAS Spa”.

Una situazione drammatica

Il Vicepresidente continua nella sua denuncia affermando che “strade, ponti e gallerie in Calabria siano realizzate in condizioni tali da rappresentare un pericolo per chi si avventura a percorrerle, è un dato di fatto“. E prosegue affermando che “esistono intercettazioni telefoniche che ci illuminano su come nel corso dei lavori di molti tratti stradali sia stato utilizzato cemento come colla”, e – senza parafrasare – “calcestruzzo che defluisce a cazzo”.

Una “totale assenza di controlli”

“Tutti lavori che si sono svolti nella totale assenza di controlli da parte delle autorità, e con una totale irresponsabilità delle imprese costruttrici vincitrici degli appalti” prosegue il vicepresidente. Che aggiunge: “una situazione generale la cui gravità è resa dalla vicenda della nuova variante A della SS 106. Variante che appena costruita, e neanche inaugurata, che già presentava crolli e segni di cedimenti strutturali in più punti”.

Di Lieto richiede quindi le dimissioni dei vertici. Una decisione che dovrebbe essere presa come dimostrazione di rispetto verso i cittadini, fino a qui utilizzati come “cavie” da affaristi e burocrati, che si arricchiscono sulle loro spalle.

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