Il caso di Cadoneghe, nel Padovano, finisce al centro del dibattito politico e istituzionale dopo la decisione del sindaco Marco Schiesaro di sospendere il conferimento della cittadinanza italiana a una donna marocchina. La vicenda, legata al mancato giuramento in Comune e alle difficoltà linguistiche segnalate dal primo cittadino, ha provocato la reazione della maggioranza e dell’opposizione, arrivando fino al Parlamento e alla Prefettura di Padova, chiamata ora a verificare gli aspetti della procedura.
Cittadinanza negata dopo il giuramento a Cadoneghe
Al centro della disputa c’è la decisione del sindaco leghista Marco Schiesaro di sospendere il conferimento della cittadinanza italiana a una donna di origine marocchina, dopo che la cittadina si sarebbe presentata in municipio per il giuramento finale mostrando, secondo la ricostruzione del primo cittadino, difficoltà nell’esprimersi in italiano.
La vicenda è arrivata anche in Parlamento e ha ricevuto il sostegno del vicepremier Matteo Salvini, che durante la presentazione del pacchetto di norme contro l’integralismo islamico ha difeso l’iniziativa del sindaco. «Noi inseriremo nel pacchetto anche un esame di integrazione per consegnare la cittadinanza, ma chiedo a tutti i sindaci e alle prefetture di non consegnarla a chi non conosce l’italiano», ha dichiarato Salvini.
L’opposizione di Cadoneghe ha coinvolto la Prefettura di Padova, chiedendo di verificare se il sindaco abbia agito nell’ambito delle proprie competenze. Il Pd ha trasmesso una Pec al prefetto Giuseppe Forlenza, con i dem Lucia Vettore, Enrico Nania e Cinzia Valentini che chiedono di accertare «se il sindaco Schiesaro abbia comunicato a codesta Prefettura in forma scritta le motivazioni del suo operato, se rientra fra le competenze l’accertamento delle competenze linguistiche e se una sospensione priva di idonea base giuridica possa pregiudicare la posizione della persona interessata».
Cittadinanza negata a Cadoneghe, il caso arriva in Prefettura: chiesta una verifica sul sindaco
Lo scontro nasce da quanto accaduto lunedì 21 settembre, quando quattro cittadini stranieri si sono recati negli uffici comunali per completare l’ultimo passaggio formale previsto dal procedimento di naturalizzazione, cioè la firma del verbale e il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Come riportato da Il Gazzettino, i primi tre hanno portato a termine la procedura senza particolari problemi. La situazione si è invece interrotta quando è arrivato il momento della donna marocchina. Secondo quanto riferito da Schiesaro, la cittadina avrebbe manifestato difficoltà nella conoscenza della lingua italiana. Il marito, cittadino italiano, avrebbe quindi cercato di intervenire per rispondere alle domande e tradurre per la moglie. Il sindaco avrebbe però fermato la procedura, sostenendo: «Il giuramento è un atto personale e consapevole», prima di allontanare la coppia dal municipio.
La particolarità della vicenda riguarda il fatto che l’istruttoria per il riconoscimento della cittadinanza era già stata esaminata dagli uffici della Prefettura di Padova e successivamente trasmessa al Comune per la fase conclusiva. Si tratta inoltre di una richiesta di cittadinanza legata al matrimonio: la donna vive in Italia da oltre 15 anni ed è sposata con un cittadino italiano. La normativa ha introdotto dal 2018 il requisito della conoscenza dell’italiano almeno al livello B1 per le domande di cittadinanza, prevedendo tuttavia alcune esenzioni, tra cui quella per i titolari di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
L’avvocato Giovanni Barbariol, referente di Asgi Veneto, ha dichiarato a Il Gazzettino: «Chi è in possesso di un permesso di soggiorno cosiddetto “indeterminato” è esentato dalla prova della lingua, perché a sua volta era condizione per l’ottenimento di tale permesso». Secondo Barbariol, inoltre, «in nessun caso mi risultano esserci norme che permettono all’ufficiale di Stato civile di sindacare e di fatto revocare il conferimento da parte della Prefettura competente». La questione resta quindi aperta e ora spetterà anche alla Prefettura valutare gli aspetti sollevati dall’opposizione.
