Caracal al guinzaglio a Milano: l'appello del comune, "aiutateci a trovarlo" | Notizie.it
Caracal al guinzaglio a Milano: l’appello del comune, “aiutateci a trovarlo”
Cronaca

Caracal al guinzaglio a Milano: l’appello del comune, “aiutateci a trovarlo”

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Caracal al guinzaglio a Milano: l'appello del comune, "aiutateci a trovarlo"

A Milano c'è in giro un caracal portato al guinzaglio, il comune lancia un appello ricordando che si tratta di un animale pericoloso e chiede aiuto ai cittadini: "aiutateci a trovarlo".

Caracal a spasso per Milano. Può sembrare incredibile ma nella città lombarda, famosa anche per alcune eccentricità di qualche cittadino più esuberante, è quello che accade in questi giorni: il felino, che può essere anche pericoloso, passeggia indisturbato al guinzaglio con il suo padrone.

Non si sa chi sia il proprietario, non si capisce come sia entrato in possesso dell’animale esotico, il caracal è un felino che vive in Africa e in Asia, e che potenzialmente potrebbe essere pericoloso. Per questo motivo, quindi, il comune di Milano ha diramato un appello sull’account Facebook, con la foto dell’animale:

“Diffondiamo questa foto scattata mercoledì 22 novembre intorno alle 17 in piazzale Loreto che ci è pervenuta dal Garante degli Animali del Comune. L’animale al guinzaglio è un Caracal, felino selvatico che vive in Africa e Asia. È pericoloso per l’incolumità di tutti (è vietato dalla legge 150 del ’92). Chiediamo l’aiuto dei cittadini in quanto è necessario comunicare al proprietario di portare l’animale al più vicino comando Carabinieri Forestale, che fornirà le indicazioni su come comportarsi.”.

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Il caracal

Il caracal (Caracal caracal, Schreber 1776) è un felide di media grandezza.

Il nome caracal deriva dalla parola turca karakulak, che significa “orecchio nero”. Nel Nord dell’India e del Pakistan, il caracal è conosciuto con il nome syahgosh o shyahgosh, termine persiano che significa “dalle orecchie nere”. In afrikaans si chiama rooikat, “gatto rosso”. Il caracal è anche chiamato ”lince del deserto”.

Presenta un’altezza media di 50 cm, e può pesare da 14 kg fino a un peso poco superiore a 20 kg. È robusto, abbastanza basso sulle zampe ed ha una coda lunga circa 25 cm, quindi relativamente lunga per un animale imparentato con le linci delle regioni fredde-temperate.

La testa, piccola, porta orecchie molto lunghe, appuntite e che terminano con pennelli di peli neri lunghi fino ad 8 cm (al colore di questi pennelli è dovuto anche il suo nome). È più scuro sul dorso che sui fianchi. Il ventre, il petto, e l’interno delle membra è grigio chiaro, quasi bianco, a volte picchiettato di punti rossastri o bruni. Sulla testa, il caracal è segnato da due strisce scure sotto gli occhi e da una macchia scura che circonda il muso.

Come quasi tutti i felidi, il caracal è dicromatico, cioè esiste sotto due varietà: grigio o rosso-bruno. Nel 1970, due piccoli sono stati presi insieme in una grotta, nel sud della Nigeria. Uno era grigio scuro, l’altro bruno. Questi piccoli caracal sono stati allevati nello zoo d’Ibadan. Nella Karamoja, in Uganda, sono stati catturati dei caracal del tutto neri. Come le linci, il caracal ha occhi con pupille circolari, che si contraggono in forma di punti rotondi.

Il cranio del caracal è arrotondato e il secondo premolare superiore manca. Questo solo dettaglio permette di distinguere il cranio del caracal da quello del serval (gattopardo) che gli somiglia del tutto.

Caracal, pericoli

Tutti gli animali piccoli possono essere attaccati dal caracal. Esso si nutre di antilopi piccole e fa dei disastri negli ovili, quando ne ha l’occasione. Secondo H. Copley, esso attacca i dendroiraci, gli oribi, i dik-dik, le giovani gazzelle e gli uccelli gallinacei. R. E. Drake-Brockman pensa che i dik-dik siano le sue principali vittime in Somalia, cosa confermata da L. Azzaroli nel 1966.

In effetti, due caracal uccisi dalla missione scientifica italiana contenevano resti di dik-dik di Phillips (Madoqua phillipsi) e del dik-dik di Kirk (Rhynchotragus kirki); un terzo aveva divorato degli scoiattoli terrestri (Xerus rutilus). Lo stomaco di un caracal della Tanzania conteneva un uccello, un altro una mangusta. In Africa del Sud, si nutre di lepri e di lepri saltatrici (Pedetes cafer).

Il caracal è dotato di un fiuto senza pari nella cattura degli uccelli. Si avvicina strisciando ad un raggruppamento di pernici, di francolini o di piccioni poi salta e abbatte gli uccelli di slancio a colpi di zampe. È stato detto che esso era capace di abbatterne una dozzina per volta, ciò è molto esagerato. Il caracal è soddisfatto quando riesce a procurarsi uno o due, forse tre volatili, ma non di più. Non di meno esso resta un campione di salto in alto, capace di colpire con un colpo di zampa una pernice che vola a tre metri dal suolo.

Il caracal è principalmente notturno. La sua biologia non è ancora ben conosciuta. È un felide solitario che non si accoppia che nella stagione degli amori. Di giorno si nasconde nelle tane delle volpi e del porcospino. Quando il tempo è coperto il caracal a volte esce in pieno giorno per la caccia. Allora lo si può scorgere camminare trotterellando furtivamente. Gli autori sono d’accordo nel dire che esso è aggressivo. Edey (1968) afferma che è il solo felide piccolo africano che attacca l’uomo quando è disturbato nel suo riposo. Quando è inseguito dai cani, cerca rifugio su di un albero.

In India, si ammaestra il caracal per la caccia all’antilope cervicapra. In Iran e nell’Afghanistan lo si ammaestra a volte per la caccia agli uccelli in virtù della sua straordinaria attitudine al salto.

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