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L’opinione di Giulio Cavalli

Caro maschio, da uomo, mi fa schifo vederti celebrare la giornata contro la violenza sulle donne senza fare i conti con te stesso

Un giorno si capirà davvero che la violenza sulle donne è un problema degli uomini e c'è chi, finalmente, sarà costretto a fare i conti con se stesso.

violenza sulle donne, dopo il 25 novembre è andata peggio

Io li ho visti certi maschi, li ho di fianco, li tengo in famiglia e li devo frequentare per lavoro. Li conosco benissimo i maschi che fingono di non capire che la violenza sulle donne è solo l’ultimo stadio di un processo che si porta dietro centinaia di anni e milioni di piccoli gesti quotidiani.

Li leggo i maschi che non riescono a trattenere le dita dal bollare qualcuno come “figlia di”, “moglie di”, “madre di” come se una donna debba svolgere per forza una funzione parentale per avere dignità di donna.

Li ascolto i maschi che chiedono a una donna di essere dieci volte più brava di tutti i suoi colleghi per aspirare ad avere la loro stessa credibilità, come se dovesse smentire un pregiudizio che è talmente radicato in tanti “capi” o “responsabili del personale” che nemmeno se ne accorgono.

E sono così stupidi che pensano che la loro inconsapevolezza possa valere come scusa.

Li vedo tutti i giorni certi maschi che ancora sono convinti che un complimento a una donna, magari infilato in mezzo a una riunione di lavoro oppure mentre si esercita il proprio ruolo di potere, possa davvero essere vissuto come qualcosa di piacevole. Li vedo come si eccitano nel verificarne la disponibilità, li vedo come affilano i denti vedendo ogni donna come preda, li vedo anche nei giorni successivi come cambiano atteggiamento negli abituali rapporti professionali, vigliacchi, forti della loro posizione, intenti a centellinare vendetta per non essere stati eletti galli del pollaio.

Li ascolto i maschi che chiedono alla propria compagna gratitudine per averla scelta, come un cappio, li sento tra amici come derubricano i propri atteggiamenti convinti davvero che un po’ di burberia e un’ombra di violenza possibile siano gli ingredienti giusti per il controllo. Li vedo spaventati quando lei è in disaccordo, feriti perché incapaci di intendere un rapporto alla pari, li vedo virilizzare i propri adulteri con donne che non sceglierebbero mai come moglie ma che cercano per sfamarsi.

Io ne vedo di uomini convinti che il femminicidio, la violenza sulle donne in tutte le sue forme non abbiano niente a che fare con le leve del potere che i maschi in questo Paese tengono in mano da secoli, li vedo innervositi quando hanno la sensazione di perdere la loro storicizzata posizione dominante come se avessero paura di giocarsela ad armi pari.

Ne ascolto di uomini convinti che l’esternazione delle loro pulsioni sessuali possa essere il più bel complimento che capita a quelle che incontrano. Li vedo anche offrire qualcosa in cambio convinti che una prostituzione senza soldi sia nella natura delle donne, almeno nella stragrande maggioranza.

Io li vedo gli uomini convinti di possedere le loro mogli o le loro figlie o le loro sorelle. Unti da una divinità immaginaria per esercitare il ruolo dei padroni. Li vedo scegliere donne che siano controllabili (culturalmente, professionalmente e soprattutto economicamente) come compagne di vita per “non avere problemi” e per non dover rendere conto dei propri comportamenti. Li vedo pretendere “rispetto” (che loro spesso non restituiscono) credendo che il rispetto sia limitare la propria autodeterminazione.

Ne conosco di uomini che scambiano la mascolinità per il potere e hanno una paura fottuta di perderlo. Li vedo misurare le proprie lunghezze sul chinarsi delle donne al loro passaggio. Prima che la violenza diventi violenta, vedo gli stereotipi, vedo le limitazioni che impongono.

Caro maschio, da uomo, davvero, mi fai schifo. E vederti oggi mentre celebravi la giornata internazionale contro la violenza sulle donne senza voler fare i conti con te stesso, mi hai fatto paura. Poi un giorno si capirà davvero che la violenza sulle donne è un problema degli uomini e certi maschi rimarranno in mutande.

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