Un’inchiesta avviata a Roma ha messo al centro presunti trasferimenti di informazioni sensibili verso la Federazione Russa con ripercussioni sia giudiziarie sia diplomatiche. Le operazioni eseguite dal Ros dei Carabinieri con il supporto del Gruppo di Intervento Speciale e del Comando Provinciale di Roma hanno portato agli arresti domiciliari di due ex operatori dell’intelligence e a perquisizioni che coinvolgono militari in servizio.
Il caso ha inoltre determinato la decisione politica di espellere due addetti militari dell’ambasciata russa a Roma, misura annunciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Le tensioni tra Roma e Mosca si sono acute dopo la scoperta, secondo gli inquirenti, di incontri, scambi di materiali e pagamenti in contanti legati alla cessione di notizie riservate.
Dettagli dell’inchiesta e persone indagate
Gli investigatori hanno individuato come principali indagati Raoul Gavino Piras, di 59 anni, ex sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, e Vincenzo Di Pasquale, ex agente dell’Aisi. Entrambi sono sottoposti ad arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura capitolina con il coinvolgimento, per gli aspetti militari, della Procura Militare di Roma.
Le ipotesi di reato comprendono, fra le altre, spionaggiorivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a sistemi informatici.
Modalità operative contestate
Secondo l’accusa, il materiale investigativo documenterebbe incontri ripetuti tra Piras e un presunto interlocutore coperto da immunità diplomatica. Tra gli elementi raccolti figurano video e immagini che mostrerebbero lo scambio di cellulari, schede SD e bigliettini informativi; gli investigatori sostengono che i dispositivi sarebbero stati talvolta nascosti in modi particolarmente cauti, come l’occultamento in crepe dei muri o il trasferimento all’interno di un microonde. Le informazioni sarebbero state cedute dietro compenso economico, con tranche fino a 4.000 euro mentre in una perquisizione sono stati trovati anche 20.000 euro in contanti.
Fonti, contenuti delle informazioni e fascicoli aperti
Il principale indagato avrebbe attinto a una rete di contatti composta da sei fonti tra cui quattro militari in servizio impiegati in incarichi ad alto grado di riservatezza. Oltre a Piras e Di Pasquale, risultano indagati a piede libero altre cinque persone: Davide Piantanida, Gianluca Nardella, Giuseppe Tempesta, Sergio Romeo e Antonio Guerra. Le posizioni di questi soggetti sono oggetto di accertamenti che coinvolgono sia la Procura Distrettuale sia la Procura Militare di Roma.
Tra le informazioni che, secondo l’accusa, sarebbero state trasmesse al presunto interlocutore straniero sono presenti dati su armamenti, strategie militari e apparati di sicurezza. Il fascicolo include riferimenti a sistemi missilistici, a interesse per mezzi corazzati esteri, a progetti navali e a forniture di sistemi d’arma verso Paesi terzi, oltre all’indicazione di nomi di agenti italiani impegnati in attività di controspionaggio all’estero.
Decisione di espulsione e reazione russa
Alla luce degli elementi emersi nelle indagini, il governo italiano ha disposto l’espulsione di due addetti militari dell’ambasciata della Federazione Russa a Roma. Il ministro Antonio Tajani ha indicato che i due coinvolti devono lasciare il territorio italiano entro tre giorni e ha motivato la decisione sostenendo l’esistenza di filmati e fotografie che avvalorerebbero le accuse. Nelle parole del ministro: “Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia” e la vicenda è stata definita “un’ingerenza grave e inaccettabile per le istituzioni italiane e la sicurezza nazionale“.
Il ministero degli Esteri della Federazione Russa ha reagito annunciando che verrà fornita “una risposta adeguata” all’espulsione dei due addetti militari. Il governo italiano ha invece bollato come priva di senso una reazione di ritorsione, sottolineando che la misura è stata adottata sulla base degli elementi investigativi raccolti nel procedimento.
Le attività giudiziarie proseguono con perquisizioni e accertamenti coordinati tra gli uffici giudiziari civili e militari. La vicenda unisce profili penali, con l’ipotesi di reati legati alla sicurezza dello Stato e profili diplomatici, per le conseguenze sulle relazioni bilaterali tra Italia e Federazione Russa.
