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Catalogna, la regione si ferma per protestare contro gli arresti
Esteri

Catalogna, la regione si ferma per protestare contro gli arresti

Catalogna

Cresce la tensione in Spagna in merito alla rivendicazione di indipendenza da parte della Catalogna. Oggi l'intera regione ha scioperato contro il governo centrale.

Cresce la tensione in Spagna in merito alla rivendicazione di indipendenza da parte della Catalogna. Oggi l’intera regione ha scioperato contro il governo centrale.

La crisi in Catalogna

A partire dal referendum per l’indipendenza della Catalogna tenuto il 1° ottobre scorso, le tensioni tra indipendentisti catalani e il Governo centrale di Madrid non accennano ad attutirsi. Sempre più frequenti sono gli scontri diplomatici tra esponenti del governo, ai quali si aggiungono anche quelli fisici tra forze dell’ordine e i Mossos de Esquadra, i poliziotti catalani. Alle tensioni politiche si aggiunge la problematica economica: dal referendum ad oggi sono ben 692 le aziende che hanno spostato la propria sede, abbandonando la regione della Catalogna e preferendo altre zone del paese. Una scelta che trova la sua motivazione sicuramente nel particolare momento di tensione politica che si sta vivendo, legato alla questione dell’indipendenza catalana, ma che ha certamente notevoli ripercussioni sul piano economico per la regione indipendentista.

L’abbandono delle aziende

In meno di un mese dunque sono state quasi 700 le aziende chetano spostato la loro sede abbandonando la regione.

La Catalogna, da sempre una delle aree più ricche di tutta la Spagna, vede messa a rischio anche la sua stabilità economica a causa delle tensioni politiche con il governo centrale. Dai dati raccolti dal Colegio de Registradores de España, il registro delle imprese, nello specifico le aziende che hanno abbandonato la Catalogna sono 692, in realtà però il numero potrebbe essere anche maggiore, perché i dati tengono conto solo delle aziende sul territorio di Barcellona e Gerona ed escludono quelle di Tarragona e Lerida. Secondo le proiezioni del Colegio de Registradores de España, le tensioni politiche connesse alla rivendicazione indipendentista catalana, starebbe causando in media l’uscita di 150 aziende al giorno dalla regione della Catalogna.

Lo sciopero generale

A fronte di una situazione tanto delicata, cresce il malcontento della popolazione nei confronti delle misure restrittive messe in atto dal Governo di Madrid per arginare la questione indipendentistia. In ultimo ha fatto discutere la decisione di arrestare i due leader indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart.

Proprio contro questa decisone presa lunedì da una giudice spagnola, la cittadinanza catalana ha deciso di protestare con uno sciopero generale. In tutte le città della Catalogna si sono tenute manifestazioni spontanee davanti ai municipi e ai luoghi di lavoro. La protesta più rilevante ovviamente si è tenuta a Barcellona dove migliaia di persone si sono riunite a piazza Sant Jaume, davanti alla sede del Govern. I riferimenti all’indipendenza non sono stati certo velati: tutti i cittadini riuniti hanno intonato cantato “Libertat!” e Els Segadors.

La posizione di Puigdemont

Tra i manifestanti era presente anche il presidente Puigdemont, che più volte si è schierato apertamente contro le decisioni del governo centrale, rivendicando con fermezza la legittimità del referendum per l’indipendenza della Catalogna. Anche in riferimento all’arresto dei due leader indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, il presidente Puigdemont ha condannato aspramente l’operato del governo di Madrid, parlando di vera e propria “detenzione politica”.

La posizione del Govern Catalano

A seguito del secondo ultimatum del premier spagnolo Mariano Rajoy, il Govern Catalano, ovvero l’esecutivo, si è nuovamente riunito per decidere la linea da seguire.

Il premier Rajoy non ha fatto altro che ribadire quanto richiesto nel primo ultimatum, scaduto lunedì mattina alle 10. La richiesta che il Governo centrale ha rivolto al presidente catalano Puigdemont è stata – ed è ancora – quella di fornire dei chiarimenti in merito alla esecuzione reale o presunta della dichiarazione formale dell’indipendenza catalana. Il secondo ultimatum avrà scadenza giovedì, nell’attesa il Govern Catalano continua a riunirsi per stabilire la linea da seguire.

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