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Cinque italiani morti alle Maldive: indagine, recupero e chi erano le vittime

Cinque italiani morti alle Maldive: indagine, recupero e chi erano le vittime

Le operazioni di recupero nelle acque delle Maldive sono in corso e la Farnesina assiste i familiari; tra le vittime la professoressa Monica Montefalcone

Nel quadro delle ricerche avviate dopo un grave incidente subacqueo alle Maldive, le autorità locali hanno iniziato le operazioni di recupero dei corpi. Le squadre della Guardia costiera maldiviana, supportate da personale specializzato e imbarcazioni di soccorso, hanno raggiunto il sito dell’immersione per organizzare interventi in condizioni marine difficili. A bordo sono stati dispiegati sommozzatori della stessa Guardia costiera e della polizia locale, insieme a un esperto subacqueo italiano che collabora con le autorità nelle fasi più delicate.

La Farnesina e l’Ambasciata d’Italia a Colombo hanno preso in carico la vicenda fin dalle prime segnalazioni del 14 maggio 2026 e stanno contattando i familiari delle vittime per fornire assistenza consolare. A Malè è arrivato l’ambasciatore italiano competente per le Maldive per seguire da vicino gli sviluppi e coordinare il supporto. Le condizioni meteo e il mare agitato, con un’allerta in alcune aree, possono rallentare le operazioni e rendere necessarie immersioni esplorative preliminari per individuare i punti di accesso alla grotta sommersa.

Come sono organizzate le operazioni di soccorso

Le attività di recupero sono complesse per via della natura del fondale e della profondità segnalata: gli operatori sospettano che i sub si trovassero in una grotta a profondità comprese tra i 50 e i 60 metri. In risposta a questo scenario sono stati inviati equipaggiamenti specialistici, mentre la nave della Guardia costiera Ghaazee e altre unità hanno coordinato le fasi di ricerca in superficie e in immersione.

L’intervento prevede una prima immersione esplorativa per mappare i passaggi e stabilire percorsi sicuri per il recupero.

Criticità tecniche e sicurezza

Il cave diving a grandi profondità è un’attività che richiede misure di sicurezza avanzate: gas di miscelazione adeguati, bombole di riserva, linee guida e comunicazioni redundanti. Le autorità e gli specialisti hanno evidenziato la necessità di procedure rigorose durante le immersioni in grotta, perché la visibilità può cadere rapidamente e il rischio di disorientamento aumenta. Inoltre, condizioni meteorologiche avverse e correnti forti complicano il trasporto e la logistica delle operazioni dal punto di vista della superficie.

Chi erano le vittime: profili e legami

Tra i cinque connazionali deceduti c’è la professoressa associata Monica Montefalcone, ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova, nota per il suo impegno nella tutela degli ambienti marini e per progetti come Talassa, GhostNet e il monitoraggio MER «A16-A18». Secondo le comunicazioni ufficiali, uno dei corpi recuperati sarebbe riconducibile a Montefalcone: l’ateneo ha confermato la partecipazione della docente a un progetto di ricerca alle Maldive, per il quale stava coordinando attività sul campo assieme ad altri colleghi.

Gli altri membri del gruppo

Gli altri quattro deceduti sono la figlia di Monica, Giorgia Sommacal, 23 anni; il padovano Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e capobarca; il torinese Muriel Oddenino, assegnista di ricerca con pubblicazioni su conservazione e praterie di Posidonia oceanica; e Federico Gualtieri, 31 anni, laureato a marzo all’Università di Genova in Biologia ed Ecologia Marina e anch’egli istruttore PADI. I profili raccontano di un gruppo composto da ricercatori, appassionati e professionisti del diving, riuniti a bordo di un liveaboard per una crociera subacquea.

Il contesto dell’immersione e l’inchiesta

I sub facevano parte dell’equipaggio di una crociera sulla motonave Duke of York, un’imbarcazione di 36 metri che salpò da Malè in occasione di una traversata settimanale. La segnalazione della scomparsa è scattata quando, dopo un’immersione mattutina, i cinque non erano riemersi e l’equipaggio ha denunciato la loro assenza attorno a mezzogiorno. L’area di Alimathaa, nell’atollo di Vaavu, è particolarmente frequentata dagli appassionati di immersioni e ospita resort e punti d’accesso a siti di grotte e passaggi sottomarini.

Le autorità maldiviane hanno aperto un’indagine per chiarire la dinamica dell’incidente. Tra le ipotesi tecniche esaminate da esperti vi sono la tossicità da ossigeno (nota come iperossia), che può manifestarsi in immersioni profonde con miscele inappropriate, e la possibile componente psicologica legata al panico in ambiente confinato. Al momento queste sono ipotesi non confermate, mentre le indagini proseguono per acquisire dati sui profili dei gas usati, i registri dell’imbarcazione e le condizioni meteo-marine al momento dell’immersione.

La Farnesina e l’ambasciata italiana restano in contatto con le autorità delle Maldive per seguire il recupero e l’inchiesta, assistendo le famiglie coinvolte. Le operazioni continueranno fino a quando le condizioni lo consentiranno e le squadre tecniche avranno completato la mappatura e il recupero dei restanti corpi o elementi utili all’accertamento delle cause.