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Sospensione della pena su cauzione: le condizioni della premio Nobel Narges Mohammadi

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La premio Nobel Narges Mohammadi, dopo il peggioramento delle condizioni di salute in carcere, è stata liberata su cauzione e trasferita a Teheran.

Il caso della premio Nobel Narges Mohammadi riporta al centro dell’attenzione internazionale la situazione dei diritti umani in Iran e le condizioni dei prigionieri politici. Il suo recente trasferimento in ospedale, dopo un peggioramento delle condizioni di salute, ha riacceso il dibattito sulle pratiche detentive e sulle richieste di liberazione avanzate dalle organizzazioni per i diritti civili.

La premio Nobel Narges Mohammadi: condizioni di salute, detenzione e richieste di libertà

Le autorità iraniane hanno disposto la liberazione su cauzione di Narges Mohammadi, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2023, in seguito alle crescenti preoccupazioni per il suo stato di salute. Come riportato dall’Adnkronos, dopo circa dieci giorni di ricovero a Zanjan, nel nord del Paese, dove stava scontando la detenzione, le sarebbe stata concessa la sospensione della pena a fronte del pagamento di una cauzione significativa.

Secondo quanto comunicato dalla sua fondazione, la attivista è stata trasferita in ambulanza a Teheran “per essere curata dalla sua équipe medica”.

La decisione sarebbe arrivata sulla base del parere dell’Organizzazione di Medicina Legale, composta da specialisti nominati dal governo, che ha evidenziato la necessità di proseguire le cure al di fuori del carcere.

L’avvocato Mostafa Nili, legale della dissidente, ha sottolineato che la misura risponde alla gravità delle sue condizioni e al bisogno di assistenza continuativa da parte dei medici che la seguono da anni.

Cauzione e sospensione della pena: come sta la premio Nobel Narges Mohammadi

Mohammadi, 54 anni, è da tempo al centro dell’attenzione internazionale per il suo attivismo a favore dei diritti umani e delle donne in Iran, attività che le è costata una condanna complessiva a oltre vent’anni di reclusione con l’accusa di minaccia alla sicurezza nazionale. Negli ultimi mesi le sue condizioni sono peggiorate, anche a causa di problemi cardiaci cronici e di un infarto avuto in carcere a marzo, con successivi episodi di perdita di coscienza e ricovero in terapia intensiva.

La sua fondazione ha ricordato che la giornalista necessita di “cure specialistiche permanenti” e ha lanciato un appello netto: “Dobbiamo garantire che non torni mai più in carcere per scontare i 18 anni rimanenti della sua pena. È giunto il momento di chiedere la sua libertà incondizionata e l’archiviazione di tutte le accuse”. Il fratello Hamidreza Mohammadi, che vive in Norvegia, ha espresso sollievo per il trasferimento dichiarando: “Sono sollevato. Posso respirare di nuovo”.

Dopo un periodo di scarcerazione per motivi medici tra il 2024 e il 2025, l’attivista era stata nuovamente arrestata mentre partecipava a una commemorazione a Mashhad. Da allora era detenuta in isolamento nel carcere di Zanjan, gestito dai Guardiani della rivoluzione, dove le condizioni risultano particolarmente dure e dove, secondo i sostenitori, le era stato negato il contatto con la famiglia in esilio a Parigi.

 

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